Violentata a nove anni, rinuncia al ricorso. In carcere per 13 anni patrigno orco
· di Andrea

Dovrà scontare tredici anni e tre mesi di reclusione il 46enne di origine siciliana condannato per gli abusi sessuali ai danni della figlia della propria compagna. La Procura generale della Corte d’Appello dell’Aquila ha emesso l’ordine di carcerazione nei confronti dell’uomo, che ha rinunciato al ricorso in Cassazione rendendo di fatto definitiva la condanna.
Il 46enne, pluripregiudicato, si trova già in carcere da quando le indagini hanno permesso di ricostruire una lunga serie di violenze, andate avanti per circa un anno, tra l’estate del 2022 e quella del 2023, in un paese del Centro Abruzzo.
La vicenda era emersa grazie alla denuncia presentata dal padre naturale della bambina. La minore, all’epoca dei fatti di nove anni e oggi tredicenne, aveva confidato a una compagna di giochi le attenzioni morbose e gli abusi subiti dal patrigno. L’amichetta aveva poi raccontato tutto al proprio padre, che si era rivolto ai carabinieri.
Gli investigatori avevano avviato una delicata attività d’indagine, arrivando a installare telecamere e dispositivi di intercettazione all’interno dell’abitazione. Proprio attraverso questi strumenti gli inquirenti erano riusciti a documentare gli abusi mentre si stavano verificando, intervenendo tempestivamente.
Per l’uomo è arrivata quindi la condanna a tredici anni e tre mesi di reclusione. Avendo rinunciato al ricorso davanti alla Suprema Corte, la pena è ora esecutiva.
Resta invece ancora da definire la posizione della madre della bambina, condannata in secondo grado a sei anni e sei mesi di reclusione per concorso nel reato di violenza sessuale. Il suo ricorso è stato incardinato davanti alla settima sezione penale della Corte di Cassazione, che dovrà pronunciarsi sui motivi sollevati dalla difesa. Per la donna, dunque, resta ancora da attendere la decisione definitiva della Suprema Corte.
Nel frattempo, la minore è stata affidata al padre naturale. I due hanno potuto riabbracciarsi nel novembre del 2024, dopo un periodo durante il quale la bambina era stata collocata in una struttura protetta.
Sul piano dei provvedimenti relativi alla responsabilità genitoriale, il tribunale per i minorenni aveva inizialmente sospeso la potestà della madre, arrivando successivamente alla sua decadenza definitiva, stabilita in primo grado.
Il padre naturale della bambina è stato assistito durante l’intero procedimento dall’avvocato Andrea Marino, del foro di Sulmona.
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