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Viaggio di nozze da incubo in Kenya: niente risarcimento. Coppia condannata dal Tribunale

· di Andrea
Viaggio di nozze da incubo in Kenya: niente risarcimento. Coppia condannata dal Tribunale
Doveva essere il viaggio più bello della loro vita, ma la luna di miele in Kenya si è trasformata, secondo il loro racconto, in una vacanza costellata di disagi. Nonostante le contestazioni sulle condizioni dell’albergo e sulla qualità dei servizi ricevuti, una coppia di Sulmona non ha però ottenuto il risarcimento richiesto. La domanda è stata infatti respinta perché presentata oltre i termini previsti dalla legge. La vicenda risale al settembre 2023, quando i due coniugi acquistarono un pacchetto per un viaggio di nozze di 15 giorni, dal costo complessivo di 4.600 euro. Il soggiorno era previsto in una struttura classificata come albergo a quattro stelle, con trattamento tutto compreso.
Una volta arrivati in Kenya, però, le condizioni riscontrate sarebbero state molto diverse da quelle attese. Nel corso della causa, la coppia ha riferito di aver trovato camere sporche, con polvere, odore di muffa e insetti. Le lenzuola, secondo quanto denunciato, sarebbero state cambiate di rado, mentre i bagni non sarebbero stati puliti in modo adeguato. Alle carenze igieniche si sarebbero aggiunti frequenti blackout, due giorni senza acqua, una piscina considerata sporca e alimenti lasciati esposti a mosche e altri insetti. Anche il servizio di animazione sarebbe risultato praticamente inesistente. Le segnalazioni rivolte al personale della struttura e ai rappresentanti del viaggio, secondo i coniugi, non avrebbero portato a soluzioni concrete. Al rientro, la coppia ha quindi deciso di rivolgersi al Tribunale, chiedendo complessivamente 18.600 euro: 4.600 euro per la restituzione del prezzo pagato e 14.000 euro a titolo di risarcimento per il disagio e la sofferenza legati a una vacanza di nozze ritenuta non conforme alle promesse. Le società coinvolte hanno contestato le richieste, sostenendo che i servizi essenziali previsti dal pacchetto fossero stati comunque garantiti e che le accuse non fossero adeguatamente provate. A risultare decisiva, tuttavia, non è stata la valutazione nel merito dei singoli disagi lamentati, ma il rispetto dei termini di legge. I coniugi erano rientrati in Italia il 9 ottobre e avevano inviato una prima richiesta di risarcimento il 19 ottobre dello stesso anno. La causa è stata però avviata quando era già trascorso più di un anno dal rientro. Il giudice ha ritenuto applicabile, per quel viaggio, il termine annuale previsto per far valere il diritto al risarcimento da vacanza rovinata. Lo stesso termine è stato considerato valido anche per la richiesta di restituzione delle somme versate. Di conseguenza, la domanda è stata dichiarata prescritta e il risarcimento non è stato riconosciuto. La coppia è stata inoltre condannata a pagare 2.400 euro di spese legali alla società organizzatrice, oltre agli ulteriori oneri previsti dalla legge. Le spese relative al rapporto tra i coniugi e l’agenzia di viaggi sono state invece integralmente compensate.

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