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Truffa del falso bonifico Inps. Procura chiede il processo per 46enne

· di Andrea
Truffa del falso bonifico Inps. Procura chiede il processo per 46enne
# Truffa del falso beneficio Inps: 46enne verso il processo La Procura della Repubblica di Sulmona ha chiesto il rinvio a giudizio di un uomo di 46 anni, residente a Chieti, accusato di truffa aggravata in concorso. La richiesta è stata presentata al giudice per le udienze preliminari, che dovrà ora valutare se disporre il processo. I fatti contestati risalgono al settembre dello scorso anno e avrebbero avuto come vittima una donna di 65 anni residente a Sulmona. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’indagato avrebbe agito insieme a una donna la cui identità non è stata ancora accertata. Il meccanismo, stando agli elementi raccolti dalla Procura, sarebbe stato quello ormai ricorrente delle truffe telefoniche ai danni di persone anziane. L’uomo avrebbe contattato la vittima fingendosi un dipendente di Poste Italiane. Durante la telefonata le avrebbe comunicato l’esistenza di un presunto beneficio economico disposto dall’Inps e già disponibile presso un ufficio postale. La falsa informazione avrebbe indotto la donna a ritenere di poter ricevere una somma di denaro. Con questa motivazione, il presunto truffatore sarebbe riuscito a convincerla a effettuare un versamento di 200 euro, presentato come necessario per completare la procedura o sbloccare il beneficio. Il denaro sarebbe stato quindi trasferito su una carta Postepay Evolution collegata a un conto corrente intestato al 46enne. Per l’accusa, proprio questo passaggio rappresenterebbe uno degli elementi utili a collegare l’uomo alla movimentazione della somma e al presunto raggiro. La Procura contesta una condotta finalizzata a procurare all’imputato un ingiusto profitto, corrispondente ai 200 euro ottenuti, causando alla vittima un equivalente danno economico. L’accusa è aggravata dalla recidiva specifica, circostanza che potrebbe incidere sulla valutazione della posizione dell’imputato e sull’eventuale trattamento sanzionatorio, qualora le responsabilità venissero accertate in sede giudiziaria. Resta da chiarire, invece, il ruolo della donna che avrebbe partecipato all’operazione. Gli investigatori proseguono gli accertamenti per identificarla e verificare se abbia avuto un ruolo diretto nei contatti con la vittima, nella gestione del versamento o nella pianificazione della truffa. Il 46enne, dal canto suo, è pronto a difendersi in tutte le sedi e respinge le contestazioni secondo la propria linea difensiva. La richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una dichiarazione di colpevolezza: spetterà al giudice per l’udienza preliminare decidere se gli elementi raccolti siano sufficienti per sostenere l’accusa in un processo. Per la Procura, tuttavia, il quadro investigativo sarebbe solido e idoneo a essere sottoposto al vaglio del giudice. L’eventuale apertura del processo consentirà alla difesa di contestare la ricostruzione accusatoria, esaminare le prove e fornire una diversa versione dei fatti. La vicenda si inserisce in un fenomeno particolarmente diffuso, quello delle truffe realizzate attraverso telefonate con cui i malviventi si presentano come operatori di banche, uffici postali, enti previdenziali o forze dell’ordine. In molti casi, l’obiettivo è ottenere denaro, credenziali, dati personali o codici di sicurezza facendo leva sull’urgenza e sulla fiducia della vittima. Il falso beneficio Inps rappresenta una delle varianti più utilizzate. Il truffatore annuncia l’arrivo di un rimborso, di un assegno o di un contributo economico e sostiene che, per riceverlo, sia necessario pagare una somma, effettuare un versamento o comunicare informazioni riservate. In realtà, gli enti pubblici e gli operatori autorizzati non chiedono normalmente di trasferire denaro su carte personali per ottenere prestazioni o accrediti.
Di fronte a richieste di questo tipo, è consigliabile interrompere la conversazione e contattare direttamente l’ente interessato utilizzando i recapiti ufficiali. Non bisogna fornire password, codici ricevuti via messaggio, dati delle carte o informazioni bancarie. In caso di versamento già effettuato, è importante avvisare immediatamente la banca o Poste Italiane, bloccare la carta e presentare denuncia alle autorità competenti.

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