Tribunale di Sulmona, Balboni rilancia: «Le risorse ci sono, possibile una norma nella legge di bilancio»
· di Andrea

Il sottosegretario alla Giustizia conferma l’impegno del governo per il futuro del presidio giudiziario. Sul carcere, riconosciute le criticità degli organici: «I sindacati hanno ragione». Annunciati quasi 10mila nuovi posti detentivi entro la metà del 2027.
SULMONA – Il futuro del Tribunale di Sulmona torna al centro dell’attenzione del governo. La copertura finanziaria per garantirne la stabilità ci sarebbe e l’esecutivo starebbe valutando anche l’inserimento di una specifica norma nella prossima legge di bilancio. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, intervenuto in città in occasione del giuramento degli allievi del 186° corso della Polizia penitenziaria.
Le dichiarazioni riaccendono le speranze per la salvaguardia definitiva del presidio giudiziario peligno, il cui destino resta legato all’iter parlamentare del disegno di legge attualmente all’esame della Camera.
«Stiamo valutando se non sia magari il caso di inserire una norma anche in finanziaria perché la copertura c’è», ha spiegato Balboni, ribadendo la volontà di arrivare a una soluzione strutturale entro la fine della legislatura.
Il percorso, tuttavia, non è ancora concluso. L’ampliamento del provvedimento ad altri tribunali italiani avrebbe infatti reso più complesso l’iter, introducendo ulteriori questioni legate alla disponibilità delle risorse e alla compatibilità finanziaria delle misure previste.
Per Sulmona, il sottosegretario ha richiamato il valore storico e territoriale del tribunale, sottolineando la necessità che governo e Parlamento facciano la propria parte per garantirne la continuità. Al momento, però, non è stata indicata una data precisa per il superamento del regime delle proroghe e l’approdo a una stabilizzazione definitiva.
Carcere di Sulmona, il nodo degli organici
Accanto alla questione del tribunale, resta aperta l’emergenza relativa alla carenza di personale nella casa circondariale di Sulmona. Su questo fronte Balboni ha riconosciuto le ragioni delle organizzazioni sindacali, che da tempo denunciano la difficoltà di garantire servizi e sicurezza con organici insufficienti.
«I sindacati hanno perfettamente ragione», ha affermato il sottosegretario, attribuendo le criticità anche agli anni di blocco del ricambio generazionale nel sistema penitenziario.
Le assunzioni degli ultimi tre anni, secondo la ricostruzione fornita da Balboni, hanno contribuito soprattutto a ridurre l’età media del personale, senza riuscire ancora a colmare il divario tra le nuove entrate e i pensionamenti. Un ricambio che vede agenti prossimi alla fine della carriera lasciare il servizio mentre entrano giovani appena ventenni.
Il rappresentante del governo ha rivendicato il piano straordinario di reclutamento e il ruolo delle scuole di formazione della Polizia penitenziaria, indicando quella di Sulmona come una struttura di eccellenza. Non è stato tuttavia annunciato un nuovo contingente di agenti destinato specificamente all’istituto peligno.
Balboni ha inoltre richiamato il legame tra sicurezza e funzione rieducativa della pena: garantire legalità e condizioni adeguate all’interno degli istituti, ha sostenuto, è indispensabile per consentire ai detenuti di studiare, acquisire competenze professionali e prepararsi al reinserimento sociale.
Sovraffollamento, il piano del governo
Sul problema del sovraffollamento carcerario, il sottosegretario ha illustrato gli obiettivi del piano nazionale di edilizia penitenziaria. Il programma, secondo quanto annunciato, punta a rendere disponibili quasi 10mila posti detentivi aggiuntivi entro la metà del 2027, con le prime aperture previste già entro la fine di quest’anno.
Balboni ha inoltre indicato in 900 milioni di euro le risorse stanziate dal governo per la ristrutturazione degli istituti esistenti e la realizzazione di nuove strutture.
Nel suo intervento non è mancata una critica ai precedenti esecutivi, ai quali il sottosegretario ha attribuito anni di trascuratezza nella gestione del sistema carcerario.
Per Sulmona, dunque, rimangono due partite decisive. Da una parte, la necessità di trasformare l’impegno politico sulla salvaguardia del tribunale in un provvedimento definitivo; dall’altra, l’esigenza di affrontare concretamente la carenza di personale nel carcere. Due questioni distinte, ma centrali per il futuro della città e del territorio peligno.
Commenti
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!













