Tredicenne rimasto senza treno. "È stato informato sul biglietto"
· di Andrea

«Il capotreno aveva indicato come acquistare il biglietto». È la posizione di Trenitalia sulla vicenda del ragazzo di 13 anni che, secondo quanto denunciato dalla famiglia, non sarebbe riuscito a salire sul treno R23816, partito da Sulmona alle 15.27 e diretto a L’Aquila, a causa del possesso di un biglietto digitale acquistato per un altro convoglio.
Secondo la ricostruzione fornita dalla società, circa dieci minuti prima della partenza il capotreno avrebbe incontrato a bordo due ragazzi. Uno dei due era in possesso di un abbonamento regolare, mentre l’altro era al telefono con il padre. Il giovane avrebbe spiegato che il genitore aveva acquistato per lui un biglietto digitale relativo al treno successivo.
A quel punto, riferisce Trenitalia, il capotreno avrebbe chiarito che quel titolo di viaggio non era valido per il convoglio in partenza alle 15.27 e avrebbe indicato le modalità per regolarizzare il viaggio. Le possibilità, secondo la società, erano acquistare un nuovo biglietto in biglietteria oppure farlo direttamente a bordo, pagando il sovrapprezzo previsto di 5 euro. Mancavano ancora circa cinque minuti alla partenza.
Il ragazzo avrebbe quindi chiesto al capotreno di parlare direttamente con il padre, che si trovava ancora al telefono. L’agente, dopo aver fornito le indicazioni necessarie e dovendo proseguire le attività di assistenza agli altri passeggeri, avrebbe continuato il proprio giro sul treno.
È proprio su quanto accaduto nei minuti successivi che le due ricostruzioni divergono. La denuncia presentata dalla famiglia sostiene che il comportamento del capotreno avrebbe di fatto impedito al ragazzo di partire. Trenitalia fornisce invece una versione diversa: secondo la società, al momento della partenza il 13enne non si trovava più a bordo, essendo sceso autonomamente dal convoglio e allontanatosi.
Trenitalia esclude quindi che il ragazzo sia stato fatto scendere materialmente dal personale o che gli sia stata negata la possibilità di regolarizzare il viaggio. Il biglietto acquistato dal padre, ribadisce la società, era riferito a un altro treno e non poteva essere utilizzato sul R23816.
Restano dunque da chiarire la dinamica di quei pochi minuti prima della partenza e, in particolare, il contenuto delle comunicazioni tra il ragazzo, il padre e il personale ferroviario.
La famiglia contesta il comportamento del capotreno e il mancato intervento per consentire al giovane di proseguire il viaggio; Trenitalia sostiene invece che siano state indicate le alternative previste per viaggiare regolarmente e che il ragazzo abbia scelto autonomamente di scendere dal treno.
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