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Sulmona, studentessa con disabilità esclusa dall’esame di Stato a 24 anni: la madre annuncia un esposto

· di Andrea
Sulmona, studentessa con disabilità esclusa dall’esame di Stato a 24 anni: la madre annuncia un esposto
SULMONA – Una promozione d’ufficio, senza la possibilità di sostenere l’esame di Stato e di discutere una tesina preparata per raccontare la propria esperienza. È quanto sarebbe accaduto a S., una giovane di 24 anni originaria di Pratola Peligna e con disabilità, che frequentava il liceo Vico di Sulmona. La vicenda, al centro della protesta della madre, Lucia Lanciani, solleva interrogativi sul diritto all’istruzione, sull’inclusione scolastica e sulle opportunità offerte agli studenti con disabilità al termine del percorso formativo. Secondo quanto riferito dalla famiglia, la giovane sarebbe stata promossa d’ufficio in applicazione dei limiti previsti dalla normativa sulla permanenza a scuola, che non consentirebbero di proseguire la frequenza oltre i 23 anni. Una decisione che avrebbe impedito a S. di affrontare l’esame conclusivo del ciclo di studi, nonostante il suo interesse per la scuola e la volontà di presentare un elaborato personale. La protesta della madre: «Aveva ancora voglia di studiare» Lucia Lanciani contesta la gestione della vicenda e ritiene che alla figlia non sia stata riconosciuta la possibilità di concludere il proprio percorso scolastico attraverso un momento di confronto e di valorizzazione delle competenze acquisite. Al centro delle rimostranze c’è anche la tesina che S. avrebbe voluto discutere, un lavoro legato alla propria esperienza personale. Per la madre, non si sarebbe trattato soltanto di un adempimento scolastico, ma di un'occasione importante per consentire alla ragazza di esprimersi e dare un significato al cammino compiuto negli anni. La famiglia ritiene che la mancata possibilità di sostenere l'esame abbia penalizzato la giovane e solleva dubbi su un possibile trattamento discriminatorio. Si tratta di contestazioni che dovranno essere eventualmente approfondite nelle sedi competenti, anche alla luce delle disposizioni applicabili al caso concreto. La richiesta di un anno ponte rimasta senza risposta Prima di arrivare alla rottura, la madre avrebbe cercato una soluzione alternativa, chiedendo che venisse individuato un percorso di transizione, un cosiddetto «anno ponte», capace di accompagnare S. fuori dal contesto scolastico senza interrompere bruscamente le relazioni e le attività che avevano caratterizzato la sua quotidianità. Secondo la famiglia, tuttavia, le richieste non avrebbero ricevuto risposte concrete. La mancanza di un progetto alternativo avrebbe così aggravato le difficoltà della giovane nel passaggio a una nuova fase della vita. Dopo la scuola, l'isolamento in casa Oggi S. vive con la madre, in una condizione di isolamento che, secondo quanto riferito dalla famiglia, si sarebbe accentuata dopo la conclusione dell'esperienza scolastica. La giovane, inoltre, non sarebbe riuscita ad adattarsi a un successivo contesto di vita. La vicenda riporta al centro il tema del cosiddetto «dopo di noi» e, più in generale, della necessità di costruire percorsi individualizzati che garantiscano alle persone con disabilità occasioni di socializzazione, autonomia e partecipazione alla comunità. L'uscita dalla scuola, infatti, non dovrebbe coincidere con la perdita di ogni opportunità educativa e relazionale. Per le famiglie, il rischio è che, in assenza di alternative adeguate, la fine della frequenza scolastica si traduca in una progressiva esclusione sociale. Annunciati un esposto alla Procura e un ricorso alla Corte dei Conti Di fronte a quella che considera una situazione ingiusta, Lucia Lanciani annuncia ora iniziative formali: un esposto alla Procura e un ricorso alla Corte dei Conti, con l'obiettivo di ottenere chiarimenti sulla gestione del caso e sulle eventuali responsabilità.
Sarà necessario verificare le circostanze della decisione, le norme effettivamente applicate e le richieste presentate dalla famiglia, oltre alle eventuali risposte ricevute dalle istituzioni scolastiche coinvolte. Resta, intanto, la domanda sollevata dalla madre: come garantire che una persona con disabilità, anche quando raggiunge il limite di età previsto per la permanenza a scuola, non venga privata di prospettive concrete di crescita, partecipazione e inclusione? Una vicenda che va oltre il singolo caso e richiama l'attenzione sulla necessità di costruire una continuità reale tra scuola e vita adulta, affinché il termine di un percorso formativo non diventi l'inizio di un isolamento.

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