Sottoposto e sottopagato. Operaio denuncia imprenditore per capolarato
· di Andrea

SULMONA, 09 Settembre - Avrebbe sottopagato i propri operai per mesi, riconoscendo una cifra inferiore a quella prevista dal contratto e senza garantire, secondo quanto denunciato, tutte le coperture assistenziali e sanitarie. È quanto emerge dalla querela presentata alla Procura della Repubblica di Sulmona da un ex operaio nei confronti di un imprenditore di origine egiziana, chiamando in causa possibili ipotesi di sfruttamento del lavoro e chiedendo all’autorità giudiziaria di verificare anche l’eventuale sussistenza di condotte riconducibili al caporalato.
La vicenda riguarda rapporti di lavoro nel settore dell’edilizia. Stando alla ricostruzione contenuta nella denuncia, il contratto avrebbe previsto una retribuzione di 13 euro l’ora, mentre all’operaio sarebbero stati corrisposti soltanto 7 euro l’ora. Una differenza significativa che, secondo quanto riferito dal lavoratore, si sarebbe protratta per diversi mesi.
Ma le contestazioni non si limiterebbero alla paga oraria. L’ex dipendente avrebbe riferito di aver lavorato per un numero di ore superiore a quello previsto, anche durante le giornate festive, senza vedersi riconosciuti gli straordinari e gli altri benefici previsti dalla normativa sul lavoro. Nella querela sarebbero inoltre state sollevate questioni relative alle coperture assistenziali e sanitarie.
Il lavoratore ha quindi chiesto alla magistratura di fare piena luce sui rapporti di lavoro instaurati dall’imprenditore e di verificare se, oltre alle presunte irregolarità retributive e contributive, possano configurarsi ulteriori ipotesi di reato. Saranno naturalmente gli accertamenti degli organi competenti e l’eventuale attività investigativa della Procura a stabilire la fondatezza delle accuse.
La denuncia riporta l’attenzione su un fenomeno, quello dello sfruttamento della manodopera e del caporalato, che continua a rappresentare una problematica anche nel Centro Abruzzo, con particolare riferimento alla condizione di alcuni lavoratori stranieri impiegati nei cantieri e in altri settori caratterizzati da forte precarietà.
Negli ultimi mesi non sono mancati episodi che hanno acceso i riflettori sulle condizioni di lavoro di cittadini stranieri nel territorio. All’inizio dell’anno, otto operai egiziani erano saliti sul tetto di un’ex struttura ricettiva a Campo di Giove, dando vita a una protesta legata alla loro situazione lavorativa. A maggio, invece, una ventina di lavoratori egiziani e tunisini aveva manifestato in piazza Madonna della Libera a Pratola Peligna, portando all’attenzione pubblica ulteriori difficoltà e rivendicazioni legate al lavoro e alle condizioni di vita.
Episodi differenti tra loro, ma che riportano al centro del dibattito la necessità di garantire il rispetto dei contratti, delle norme sulla sicurezza e dei diritti fondamentali dei lavoratori, soprattutto nei confronti di chi, trovandosi in una condizione di maggiore vulnerabilità, rischia di essere esposto a forme di ricatto occupazionale.
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