Sorpasso alle fiamme: "autostrada" sul Morrone. Scatta la grande bonifica
· di Andrea

È sicuramente un’immagine più rassicurante quella che restituisce il Monte Morrone, da due settimane ormai martoriato dall’incendio che ha devastato una vasta porzione del versante. Il fronte del fuoco appare decisamente ridimensionato, ma l’emergenza non può ancora dirsi conclusa e le operazioni di spegnimento e bonifica proseguono senza sosta. GRANDE BONIFICA. Determinante è stata l’azione condotta nella giornata di ieri dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione civile, impegnati in una fase considerata decisiva per il buon esito dell’intervento. Ore di lavoro incessante hanno permesso di contenere i focolai esistenti e di circoscrivere le situazioni più pericolose. Al momento sono nove i punti critici individuati grazie all’impiego dei droni, che continuano a sorvolare l’area per rilevare eventuali riprese del fuoco e consentire alle squadre di intervenire con maggiore tempestività e precisione.
Su questi focolai si è concentrato il lavoro di circa settanta operatori, tra uomini della Protezione civile, Vigili del fuoco e militari del Nono Reggimento Alpini. Nonostante il miglioramento generale della situazione, il sottobosco continua a bruciare in alcuni punti. Tuttavia il nono reggimento ha aperto un'autostrada per dirla con le parole del direttore dell'agenzia regionale di protezione civile Maurizio Scelli. Si tratta di un collegamento importante tra il sentiero R3 e R4 che si trovano tra i Comuni di Roccasale e Pratola Peligna. Un collegamento che permetterà probabilmente oggi stesso di chiudere le operazioni. I NUMERI.
A supportare le squadre impegnate sul versante hanno operato anche due elicotteri e un Canadair, utilizzati per contenere i focolai residui e mettere in sicurezza le zone maggiormente interessate dalle fiamme. Sono 161 gli sganci effettuati che hanno consentito di ridurre in pochi pennacchi le dimensioni del fumo. Gli ettari bruciati sono 350. SUPER DRONI. Vecchie e nuove criticità vengono costantemente monitorate attraverso i rilievi effettuati con i droni, strumenti diventati fondamentali per individuare le zone ancora calde e indirizzare gli interventi sul terreno. Il quadro, dunque, appare più incoraggiante rispetto ai giorni scorsi, ma resta alta l’attenzione. La priorità è impedire che i focolai ancora presenti, alimentati dal sottobosco e dalle alte temperature, possano riprendere vigore e vanificare il lavoro svolto finora. SALVO IL RIFUGIO. Intanto il rifugio Puzzacchio è stato trovato completamente illeso. Dato per perso giorni fa ora è definitivamente salvo senza mai aver corso rischi, protetto come un bambino dalle squadre dei vigili del fuoco, del nono reggimento alpini e dei dipendenti e associazioni di volontariato della protezione civile regionale. BASTA BEGHE POLITICHE. Intanto sulla rivendicazioni di meriti per le operazioni di spegnimento interviene direttamente Maurizio Scelli che "spegne" le beghe politiche. «Sono stufo di strumentalizzazioni e beghe politiche – afferma Scelli –. Lasciateci lavorare in pace perché stiamo ancora facendo i conti con l’emergenza».
Il direttore della Protezione civile regionale ricorda quanto delicata sia stata la situazione nei giorni più difficili dell’incendio. «Fino a qualche giorno fa dovevamo occuparci del pericolo di evacuazione per Roccacasale, Popoli e Corfinio, centri ai quali invece non abbiamo fatto correre alcun rischio, così come abbiamo tutelato gli allevatori e i relativi capi di bestiame, che qualcuno aveva già dato per perduti».
Scelli rivendica soprattutto il lavoro svolto sul campo da tutte le forze impegnate contro il fuoco. «Il lavoro immane, a 40 gradi e con fiamme alte fino a 30 metri, di vigili del fuoco, militari, funzionari e volontari della Protezione civile regionale che, a rischio della propria vita, hanno messo in sicurezza il territorio merita ammirazione e rispetto».
Poi la stoccata, affidata a una metafora: «In provincia spesso sono le mosche a dire al bue: oggi ariamo insieme. Una metafora sempre attuale
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