Si uccise dopo accusa di omicidio stradale. Non ci fu istigazione
· di Andrea

Si uccise dopo accusa di omicidio stradale. Non ci fu istigazione
Si chiude senza ulteriori sviluppi giudiziari la vicenda legata alla morte di Antonello De Arcangelis Del Forno, il 51enne di Opi che il 30 settembre 2024 si tolse la vita nella propria abitazione, alcuni mesi dopo il drammatico incidente stradale costato la vita a Luca Pulsinelli, comandante dei carabinieri forestali. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona ha disposto l’archiviazione del procedimento penale contro ignoti, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Edoardo Mariotti. Non sono emersi, infatti, elementi sufficienti per ipotizzare il reato di istigazione al suicidio.
Una vicenda particolarmente dolorosa, che ha segnato profondamente la comunità dell’Alto Sangro, intrecciando due tragedie e lasciando interrogativi nella famiglia del 51enne. Proprio i familiari, attraverso una denuncia, avevano chiesto alla magistratura di approfondire alcuni aspetti della ricostruzione dell’incidente avvenuto il 15 giugno 2024 lungo la strada Marsicana, nel territorio comunale di Opi.
Secondo la versione sostenuta dalla moglie e dal fratello di De Arcangelis Del Forno, quella sera un giovane ciclista avrebbe avuto un ruolo nella dinamica dell'incidente che coinvolse Pulsinelli, in sella alla sua motocicletta. Un particolare che, tuttavia, non trova riscontro nella ricostruzione degli investigatori.
Sempre secondo quanto riferito dai familiari, la bicicletta sarebbe stata successivamente rimossa dal padre del giovane, un professionista del posto che il giorno seguente avrebbe avvicinato il 51enne in chiesa. In quell'occasione, stando alla denuncia, gli avrebbe rivolto queste parole: «Vi ho visto sul luogo dell’incidente. Prenditi la colpa tanto hai la copertura assicurativa. Per omicidio stradale ormai nessuno va più in carcere». Lo stesso professionista sarebbe poi diventato anche un testimone dell'incidente.
In seguito erano scattati i sequestri nell'abitazione di De Arcangelis Del Forno. Le indagini avevano portato a individuare un'automobile intestata alla moglie, ma condotta quella sera dal cinquantunenne. Una ricostruzione che non aveva convinto i familiari, i quali avevano chiesto di verificare anche l'attendibilità delle dichiarazioni rese dai testimoni e di fare luce sulle circostanze che avevano preceduto il suicidio.
Il 30 settembre 2024, il 51enne si era tolto la vita, lasciando un biglietto con una frase particolarmente significativa: «Mi prendo la responsabilità dell’incidente». Da qui la richiesta della famiglia di approfondire l'eventuale esistenza di pressioni o condotte riconducibili all'istigazione al suicidio.
La Procura, al termine degli accertamenti, non ha però ravvisato elementi idonei a sostenere questa ipotesi investigativa, né indizi sufficienti per individuare eventuali responsabili. Il gip ha quindi accolto la richiesta di archiviazione, disponendo la chiusura del procedimento.
L'avvocato Massimo Di Rocco, del foro di Chieti, aveva predisposto un'opposizione alla richiesta di archiviazione. L'iniziativa, tuttavia, non è stata successivamente depositata, anche alla luce della particolare componente emotiva di una famiglia e di un'intera comunità ancora profondamente provate da una doppia tragedia.
Con il provvedimento del giudice si chiude dunque il fascicolo sull'ipotesi di istigazione al suicidio. Resta il dolore di una vicenda che, a distanza di tempo, continua a pesare sulla comunità di Opi e dell'Alto Sangro.
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