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Sette etti di cocaina nel garage: vigile urbano passa ai domiciliari. Al setaccio i contatti

· di Andrea
Sette etti di cocaina nel garage: vigile urbano passa ai domiciliari. Al setaccio i contatti
Sette etti di cocaina nel garage: vigile urbano passa ai domiciliari. Al setaccio i contatti
Esce dal carcere E.D'.A , l'agente di polizia locale di 32 anni, trovato in possesso lo scorso 16 giugno di ben sette etti di cocaina nel suo garage. A concedere gli arresti domiciliari è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona Giulia Sani che ha accolto l'istanza dell'avvocato difensore Alberto Paolini. Nell'ordinanza cautelare il gip specifica che "rimangono gravi gli indizi di colpevolezza a carico dell'indagato" e il quadro accusatorio contestato è rimasto solido. Tuttavia, dal momento che sono state cristallizzate le prove a carico dell'agente, le esigenze cautelari possono considerarsi allentate. Da qui la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. L’operazione era stata condotta dai carabinieri della stazione e del nucleo operativo di Sulmona. Nel garage dell’agente erano stati sequestrati circa sette etti di cocaina, suddivisi in sette involucri da cento grammi ciascuno. Su una delle confezioni compariva, in caratteri ben visibili, la scritta “Avezzano”, particolare che per gli investigatori confermerebbe come lo stupefacente fosse destinato non soltanto al mercato dello spaccio della Valle Peligna, ma anche a quello della Marsica. Secondo il racconto del 32enne, il pomeriggio del 16 giugno, mentre stava rientrando a casa e riponendo l’auto nel garage, sarebbe stato raggiunto da un uomo con il quale aveva avuto precedenti contatti, accompagnato da un’altra persona. Sempre secondo questa versione, il giovane gli avrebbe comunicato di non essere più interessato a recuperare un presunto credito di 600 euro, avrebbe aperto il garage e vi avrebbe depositato lo zaino contenente la droga, intimandogli di non toccarlo. “Guai a te se lo tocchi. Tanto so chi sei”, gli avrebbe detto, aggiungendo che sarebbe tornato il giorno seguente per riprenderlo. Una ricostruzione con la quale la difesa tenta di delineare un contesto riconducibile a un’intimidazione, se non addirittura a un’ipotesi estorsiva. L’agente ha inoltre spiegato di non aver mai indicato agli investigatori il nome dell’uomo per il timore di possibili ritorsioni. Per il momento, dunque, la posizione dell’agente resta immutata. La procura della Repubblica di Sulmona ha ampliato l'inchiesta, analizzando il telefono cellulare del 32enne. Gli inquirenti stanno scandagliando la posizione di alcuni contatti dopo aver esaminato conversazioni e tabulati telefonici.
Il 32enne nel frattempo resta sospeso dal servizio dalla Polizia Locale di Sulmona con il contestuale ritiro di arma e tesserino di riconoscimento

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