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Sedicenne bullizzata: "tradita dalla migliore amica". Spunta la pista della spedizione punitiva

· di Andrea
Sedicenne bullizzata: "tradita dalla migliore amica". Spunta la pista della spedizione punitiva
«Sono stata tradita dalla mia migliore amica». Sarebbero state queste le parole con cui una sedicenne avrebbe raccontato ai carabinieri l’aggressione subita il 21 settembre in un giardino pubblico di Sulmona. La violenza, ripresa con un telefono cellulare e successivamente condivisa nelle chat di WhatsApp, è ora al centro di un’inchiesta della Procura per i minorenni dell’Aquila. Due ragazze, di 14 e 15 anni, sono state individuate dai carabinieri e denunciate con l’ipotesi di lesioni personali aggravate dalla minorata difesa. L’indagine è partita dai video consegnati spontaneamente ai militari da un insegnante di sostegno di 31 anni, che li aveva ricevuti tramite WhatsApp. La vittima, ascoltata in audizione protetta, avrebbe ricostruito anche l’origine della vicenda. Secondo quanto riferito agli investigatori, alcuni giorni prima ci sarebbe stato un litigio tra lei, la sua amica e un altro gruppo di ragazzi. L’amica si sarebbe schierata con questi ultimi e, successivamente, il gruppo avrebbe atteso la sedicenne nel giardino pubblico per aggredirla. Le immagini mostrerebbero due ragazze colpire la sedicenne con schiaffi, strattoni ai capelli e calci. Intorno sarebbero presenti numerosi altri giovani, circa una decina secondo il racconto della vittima, che avrebbero assistito alla scena senza intervenire. Gli investigatori stanno ora cercando di chiarire il ruolo di ciascuno: chi avrebbe partecipato materialmente all’aggressione, chi avrebbe incitato, chi sarebbe rimasto semplice spettatore e chi avrebbe effettuato le riprese. Il docente che ha consegnato i filmati ai carabinieri ha spiegato di aver ritenuto necessario rivolgersi alle autorità dopo averli ricevuti. «Non ho fatto nulla di eroico», avrebbe detto, ricordando che gli insegnanti, in quanto pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, hanno l’obbligo di segnalare eventuali reati di cui vengano a conoscenza. I video rappresentano il principale elemento da cui è partita la ricostruzione dei fatti. Gli inquirenti dovranno stabilire chi li abbia realizzati, attraverso quali chat siano circolati e se siano stati eventualmente diffusi anche sui social network o su altre piattaforme. Resta ancora da definire la qualificazione giuridica dell’episodio. In un primo momento si era parlato di bullismo, ma gli elementi finora emersi sembrerebbero indicare un’aggressione maturata dopo un litigio e organizzata ai danni della sedicenne. Saranno comunque gli ulteriori accertamenti e gli atti della Procura a chiarire dinamica, movente e responsabilità individuali.
Particolare attenzione è rivolta anche al comportamento degli spettatori. La violenza, invece di essere fermata, sarebbe stata trasformata in un filmato da condividere. Il caso ha riacceso il dibattito sul ruolo della scuola nell’educazione al rispetto e alla responsabilità digitale. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha invitato gli studenti a non trasformare la violenza in spettacolo, a chiedere immediatamente l’aiuto di un adulto e a interrompere la circolazione di immagini lesive, consegnandole alle autorità competenti.

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