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Sedicenne bullizzata e ripresa, comitato docenti chiede di allargare inchiesta

· di Andrea
Sedicenne bullizzata e ripresa, comitato docenti chiede di allargare inchiesta
Il grave episodio denunciato a Sulmona, che avrebbe coinvolto una studentessa sedicenne con disabilità, sta suscitando l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale. Secondo le prime informazioni la ragazza sarebbe stata aggredita da due coetanee alla presenza di altri giovani, mentre qualcuno filmava la scena con un telefono cellulare. Alcuni video dell’accaduto sarebbero poi stati inviati tramite WhatsApp a un insegnante di sostegno, che avrebbe scelto di consegnarli spontaneamente ai Carabinieri. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, individuare le responsabilità e verificare le modalità con cui le immagini sono state realizzate ed eventualmente diffuse. In questa fase, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) invita alla massima prudenza e sottolinea la necessità di attenersi esclusivamente agli elementi accertati dalle autorità competenti. La presenza di uno smartphone durante un episodio di violenza cambia profondamente la natura dell’accaduto. Riprendere una scena di sopraffazione, invece di chiedere aiuto o avvisare tempestivamente un adulto, non è un comportamento neutrale. La registrazione può trasformarsi in uno strumento di ulteriore umiliazione, soprattutto quando il video viene condiviso nelle chat o sui social network. Anche chi riceve un filmato di questo tipo deve comprendere la delicatezza della situazione. Non inoltrarlo, non conservarlo per diffonderlo e segnalarlo a un adulto o alle autorità rappresentano comportamenti di responsabilità. Qualora la ricostruzione venga confermata, assume particolare rilievo la scelta dell’insegnante di sostegno di consegnare i video alle forze dell’ordine. In circostanze simili, l’adulto ha il compito di interrompere la circolazione del contenuto, tutelare la persona coinvolta e affidare il materiale a chi è istituzionalmente competente per gli accertamenti. La vicenda richiama il ruolo della scuola nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. La legge 29 maggio 2017, n. 71, come modificata dalla legge 17 maggio 2024, n. 70, ha rafforzato gli strumenti di prevenzione e contrasto dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, attribuendo alle istituzioni scolastiche compiti specifici sul piano educativo e organizzativo. La prevenzione, tuttavia, non può limitarsi a interventi successivi agli episodi. Gli studenti devono essere messi nelle condizioni di sapere come comportarsi davanti a un’aggressione: chiedere aiuto, rivolgersi a un adulto, segnalare tempestivamente quanto accade e non alimentare la diffusione delle immagini. È necessario inoltre far comprendere che chiedere aiuto non significa tradire il gruppo dei pari, ma assumersi una responsabilità nei confronti della persona in difficoltà. La presenza di una disabilità rende ancora più urgente una riflessione sulla qualità concreta dell’inclusione scolastica e sociale. La legge 5 febbraio 1992, n. 104, e la successiva normativa in materia di inclusione riconoscono il diritto degli studenti con disabilità a partecipare pienamente alla vita scolastica in ambienti sicuri, rispettosi e realmente accoglienti. La tutela non deve riguardare soltanto l’intervento dopo l’aggressione, ma anche la possibilità per ogni studente di sentirsi ascoltato e di rivolgersi con fiducia agli adulti di riferimento. Il caso di Sulmona, se confermato nei termini riportati, impone quindi di interrogarsi non solo sull’atto violento, ma anche sui comportamenti che lo hanno accompagnato: l’eventuale passività degli spettatori, la registrazione dell’episodio e la possibile circolazione delle immagini.
Il CNDDU auspica che gli organi competenti facciano piena luce sulla vicenda e che alla studentessa e alla sua famiglia siano garantite riservatezza, protezione e adeguato sostegno. Famiglie, scuola e istituzioni sono chiamate a trasmettere ai giovani un messaggio chiaro: uno smartphone non riduce la responsabilità delle proprie azioni, ma può amplificarne enormemente le conseguenze.

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