QUANDO IL FUOCO SI ARRENDE AL CORAGGIO: SCELLI E I SUOI UOMINI NON MOLLANO
· di Andrea

C’è chi ha spento, sì e no, le candeline sulla torta di compleanno. E c’è chi, nello stesso tempo, ha rischiato la propria vita davanti a muri di fuoco alti trenta metri, con temperature che hanno superato i quaranta gradi.
È questa la realtà che da un mese accompagna il Morrone. Una realtà fatta di fumo, calore, fatica e pericolo. Ma soprattutto di uomini e donne che hanno scelto di esserci. Volontari che hanno messo a disposizione tempo, energie e coraggio, spesso lontano dai riflettori e senza aspettarsi applausi.
A guidarli, in questa difficile battaglia, Maurizio Scelli.
Il suo è stato un ruolo che va ben oltre quello di chi impartisce indicazioni. In situazioni estreme, quando il fuoco avanza e ogni decisione può avere conseguenze importanti, servono presenza, capacità di coordinamento, sangue freddo e soprattutto la disponibilità a condividere i rischi con chi sta sul campo. Ed è proprio questa presenza, costante e concreta, a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell'impegno di Scelli.
Un lavoro silenzioso. Forse proprio per questo ancora più prezioso.
Perché mentre l'attenzione pubblica si accende e si spegne seguendo l'emergenza del momento, sul Morrone c'è chi continua a lavorare. Giorno dopo giorno. Senza clamore. Senza trasformare ogni intervento in una passerella. Con l'unico obiettivo di proteggere il territorio e dare una mano dove serve.
E proprio questo lavoro, secondo chi lo ha seguito da vicino, è stato anche osteggiato e messo in discussione. Critiche che, soprattutto davanti alla durezza delle condizioni affrontate dai volontari, lasciano interrogativi difficili da ignorare. Perché una cosa è discutere delle scelte e delle responsabilità; un'altra è dimenticare che dietro quelle scelte ci sono persone che affrontano concretamente il rischio.
Il Morrone non è una fotografia. È una montagna viva, un patrimonio ambientale e umano che in queste settimane ha mostrato tutta la propria fragilità. E chi ha deciso di intervenire si è assunto una responsabilità che merita rispetto.
A Maurizio Scelli va dunque riconosciuto, innanzitutto, il merito di aver messo persone e mezzi al servizio di un'emergenza che non può essere affrontata con le sole parole. Il suo valore, in questo contesto, sta nella capacità di tenere insieme una squadra, di non sottrarsi alla difficoltà e di continuare a lavorare anche quando il lavoro non produce titoli sui giornali.
Forse è questa la differenza tra chi cerca la luce dei riflettori e chi, invece, lavora quando davanti agli occhi ci sono soltanto le fiamme.
Sul Morrone, da un mese, quelle fiamme raccontano anche una storia diversa: quella di volontari che non si sono tirati indietro e di chi, come Scelli, ha scelto di stare dalla loro parte.
Una storia che merita di essere raccontata.
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