Ricatta l'ex con foto intime e pubblica reel su Instagram. Tolta potestà a compagno padrone
· di Andrea

Era diventata una relazione tossica per entrambi, ma soprattutto per lei: una donna di trent’anni, residente a Sulmona, che aveva deciso di chiudere la storia con il compagno, di quattordici anni più grande, e ricominciare da capo. Una scelta che l’uomo non avrebbe accettato.
Dopo il rifiuto della donna, il quarantaquattrenne avrebbe iniziato a perseguitarla con messaggi, telefonate e minacce. La situazione sarebbe rapidamente degenerata, fino ai ricatti legati ad alcune fotografie intime che i due si erano scambiati durante la relazione.
«Se non torni con me, pubblico le foto che ci siamo mandati lo scorso anno», avrebbe scritto l’uomo alla sua ex compagna. Una minaccia che, poco dopo, si sarebbe trasformata in realtà. Il quarantaquattrenne avrebbe infatti pubblicato sui social un reel contenente immagini private della donna, esponendola a una grave umiliazione pubblica.
Il contenuto sarebbe rimasto online soltanto per pochi minuti, prima di essere rimosso. Ma il danno, secondo la denuncia presentata dalla trentenne, era ormai compiuto. La donna si è rivolta all’autorità giudiziaria, segnalando quella che viene definita una condotta di revenge porn, ovvero la diffusione non autorizzata di immagini o video intimi.
La vicenda che risale al 2023, dai contorni particolarmente delicati, è arrivata anche sul tavolo del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, in attesa del processo a carico dell'uomo che risulta indagato. Nei giorni scorsi, i giudici hanno dichiarato la decadenza dell’uomo dalla responsabilità genitoriale, affidando alla madre la figlia della coppia, una bambina di otto anni.
I due avevano avuto una figlia e, almeno inizialmente, la loro relazione sembrava essersi svolta in modo relativamente sereno. Con il passare del tempo, però, il rapporto si sarebbe trasformato in un incubo per la donna, tanto da spingerla a entrare in una comunità e intraprendere un percorso terapeutico.
Nonostante la decisione della compagna e la distanza, l’uomo non si sarebbe rassegnato alla fine della relazione. Avrebbe continuato a cercarla, tentando di condizionare le sue scelte attraverso pressioni psicologiche, minacce e ricatti. La pubblicazione delle immagini intime avrebbe rappresentato il punto più grave di una situazione già segnata da comportamenti persecutori.
La trentenne, dopo aver concluso con successo il percorso di cura e sostegno, è riuscita a riprendere in mano la propria vita. La decisione del tribunale ha stabilito che la bambina resti affidata alla madre, tutelando il suo interesse e la sua stabilità.
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