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Pugno a un poliziotto dopo il rimprovero al figlio. La Cassazione conferma la condanna

· di Andrea
Pugno a un poliziotto dopo il rimprovero al figlio. La Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da F.C., 37 anni, di Sulmona, accusato di aver colpito con un pugno un poliziotto che aveva rimproverato il figlio. La decisione rende definitiva la condanna a un anno di reclusione. I fatti risalgono al 15 dicembre 2018. Il figlio dell’imputato aveva fatto esplodere un petardo contro la vetrina del negozio di proprietà dell’agente, che lo aveva immediatamente redarguito. Il padre, intervenuto sul posto, avrebbe reagito colpendo il poliziotto con un pugno al volto. L’agente riportò gravi lesioni e fu costretto a ricorrere alle cure mediche. Trasferito all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, venne sottoposto a un intervento chirurgico urgente nel reparto di chirurgia maxillo-facciale, con una prognosi iniziale di 40 giorni. Dopo l’aggressione, il 37enne si sarebbe allontanato, lasciando il figlio sul posto in attesa della madre. L’uomo fu successivamente arrestato al termine delle indagini condotte dalla squadra anticrimine del commissariato di Sulmona. Davanti al giudice aveva poi espresso le proprie scuse. In primo grado, il Tribunale di Sulmona lo aveva condannato a due anni e nove mesi di reclusione. La Corte d’Appello aveva però escluso la recidiva e l’aggravante dei futili motivi, riducendo la pena a un anno. Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la Suprema Corte ha quindi confermato la sentenza d’Appello e chiuso il procedimento penale.
La vicenda potrebbe ora proseguire sul piano civile, con la richiesta di risarcimento dei danni subiti dall’agente.

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