Preside ordina il "sequestro" degli smartphone, una classe si ribella. Scoppia il caso a Pratola
· di Andrea

Fa discutere la circolare numero 36 firmata da Paola Ruscitti, dirigente scolastica del Polo scientifico-tecnologico “E. Fermi”, relativa alle modalità di deposito degli smartphone durante l’orario scolastico all’Istituto tecnico industriale di Pratola Peligna.
Il provvedimento, entrato in vigore ieri, ha già provocato le prime proteste. Nel giorno del debutto delle nuove disposizioni, una classe si è infatti rifiutata di consegnare i telefoni cellulari, contestando soprattutto le modalità previste dalla dirigente.
La circolare, indirizzata a studenti, famiglie, docenti, Direzione dei servizi generali e amministrativi e personale Ata, richiama la precedente comunicazione numero 24, protocollo 13135 del 7 ottobre 2026, relativa al divieto di utilizzo degli smartphone durante le lezioni.
Secondo le nuove regole, ogni studente deve depositare il proprio telefono, spento, nell’apposito armadietto presente in aula. La procedura prevede che il docente della prima ora, dopo aver ricevuto la chiave dal collaboratore scolastico, entri in classe, effettui l’appello e inviti gli alunni a consegnare i dispositivi. Una volta completata l’operazione, l’armadietto viene chiuso a chiave.
La chiave viene quindi consegnata al docente della seconda ora, per consentire anche agli eventuali ritardatari di depositare il telefono. Terminati gli ingressi, viene riconsegnata al collaboratore scolastico del piano.
La circolare disciplina anche gli spostamenti degli studenti. Quando le classi si recano in palestra, nell’aula magna o nei laboratori, le aule devono essere chiuse a chiave dai collaboratori scolastici incaricati. Al termine delle lezioni, il docente dell’ultima ora riceve la chiave e provvede alla restituzione degli smartphone. Gli studenti devono ritirare personalmente il proprio dispositivo, in ordine e dopo un apposito controllo, prima di lasciare l’edificio scolastico.
Sono previste disposizioni specifiche anche per le uscite anticipate. In questi casi, il docente deve chiedere la chiave al collaboratore scolastico del piano, consentendo allo studente interessato di recuperare il telefono. Al termine dell’operazione, la chiave deve essere nuovamente riconsegnata.
È soprattutto il tema della responsabilità sui dispositivi a sollevare interrogativi. Nel documento, la dirigente precisa infatti che «né i docenti né i collaboratori scolastici sono responsabili dei cellulari depositati nei vari armadietti», aggiungendo che i telefoni possono essere depositati e ripresi esclusivamente dai rispettivi proprietari.
La precisazione, tuttavia, non ha evitato le contestazioni. «Che la scuola debba svolgere una funzione educativa e pedagogica siamo d’accordo. Non possiamo consentire un uso dei telefoni per tutta la durata delle lezioni. Ma un conto è educare, altro è appropriarsi di un dispositivo. In caso di smarrimento o danneggiamento, chi ne risponde?», si chiede un docente della classe che ha rifiutato di consegnare gli smartphone.
Il nodo della questione riguarda dunque non soltanto il divieto di utilizzare i cellulari durante le attività didattiche, ma anche le modalità concrete con cui la scuola intende far rispettare la regola. Da una parte c’è l’esigenza di limitare le distrazioni e garantire maggiore attenzione durante le lezioni; dall’altra, il timore che la custodia dei telefoni negli armadietti possa generare dubbi sulla tutela dei beni personali degli studenti e sulle eventuali responsabilità in caso di smarrimento o danneggiamento.
La protesta riaccende così il confronto sul delicato equilibrio tra disciplina scolastica, funzione educativa e tutela dei diritti degli studenti.
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