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Ottantatre anni dalla "Zappata", Sulmona si ferma. Suona la sirena del ricordo

· di Andrea
Ottantatre anni dalla "Zappata", Sulmona si ferma. Suona la sirena del ricordo
Ottantatré anni dopo, Sulmona si è fermata ancora una volta per ricordare una delle pagine più dolorose della propria storia. Questa mattina autorità civili e militari, associazioni combattentistiche e d’arma e numerosi cittadini hanno commemorato le 104 vittime del bombardamento del 27 agosto 1943, quando le bombe colpirono la zona della stazione ferroviaria provocando morte e distruzione. Il momento più intenso della cerimonia è arrivato alle 11.27, esattamente l’ora in cui, 83 anni fa, ebbe inizio l’incursione aerea. Il suono della sirena ha interrotto il silenzio, invitando i presenti al raccoglimento e riportando idealmente la città a quei drammatici minuti che cambiarono per sempre la vita di centinaia di famiglie sulmonesi. Le celebrazioni erano iniziate con la messa nella chiesa della Madonna Pellegrina, officiata dal vescovo Michele Fusco. Nel corso dell’omelia, il presule ha richiamato il valore della memoria e la necessità di trasformare il ricordo delle tragedie del passato in un impegno quotidiano a favore della pace. Alla commemorazione hanno partecipato il sindaco Luca Tirabassi, la vicepresidente del Consiglio comunale Katia Di Marzio, rappresentanti delle istituzioni, delle forze armate e delle associazioni combattentistiche. Presente anche l’Associazione nazionale vittime civili di guerra, rappresentata dalla vicepresidente Vincenzina Imperatore. Intervenendo davanti al monumento dedicato alle vittime, Imperatore ha ricordato il significato dell’opera realizzata dal maestro Sante Ventresca e voluta dall’allora presidente dell’associazione, il dottor Barcone. La scultura raffigura una madre che protegge il proprio figlio mentre viene colpita da una scheggia: un’immagine che, ha sottolineato la vicepresidente, racchiude «il significato più profondo della guerra: il sacrificio degli innocentiᄏ. «Dietro ogni guerra non ci sono soltanto numeri, ma persone e famiglie – ha affermato Imperatore –. Le vittime civili sono la parte più innocente e fragile di ogni conflitto». Da qui l’impegno dell’associazione a tramandare soprattutto alle nuove generazioni la memoria di quanto accaduto, affinché il ricordo possa rafforzare la coscienza civile e il valore della pace. Particolarmente toccante è stato anche l’intervento del sindaco Luca Tirabassi, che ha intrecciato la memoria collettiva della città con quella della propria famiglia. Il primo cittadino ha ricordato la nonna Elvira, morta durante il bombardamento mentre cercava di proteggere i figli, tra i quali il padre del sindaco, che all’epoca aveva appena quattro anni. «Penso che quella mamma che si immola per salvare i propri figli fosse proprio mia nonna», ha detto Tirabassi riferendosi alla scultura di Ventresca. «Mia nonna Elvira, che per proteggere la vita di mio padre e di mio zio fu colpita da una scheggia e perse la vitaᄏ. Il sindaco ha quindi esteso la riflessione alle vittime civili di tutte le guerre, ricordando anche il successivo bombardamento di piazza Garibaldi, avvenuto il 30 maggio 1944 e costato la vita ad altre decine di cittadini sulmonesi. Un richiamo al passato, dunque, ma anche al presente. Tirabassi ha citato Sarajevo e Gaza per sottolineare come, nonostante il trascorrere dei decenni, siano ancora i civili, le madri e soprattutto i bambini a pagare il prezzo più alto dei conflitti. «Le guerre giuste non sono mai, se uccidono persone innocenti», ha affermato il sindaco, affidando alle vittime del 27 agosto 1943 un messaggio capace di attraversare gli 83 anni trascorsi da quella mattina di morte.
Un messaggio semplice e potente, che la sirena delle 11.27 ha fatto risuonare ancora una volta nella memoria della città: «Vi prego, mai più».

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