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Non lo ricoverano e muore in cella, possibile riesumazione della salma. Sì all'incidente probatorio

· di Andrea
Non lo ricoverano e muore in cella, possibile riesumazione della salma. Sì all'incidente probatorio
Potrebbe essere riesumata la salma di Pietro Guccione, il detenuto di 62 anni trovato senza vita nel carcere di massima sicurezza di Sulmona. Il giudice per le udienze preliminari Irene Giamminonni ha disposto l'incidente probatorio sula documentazione sanitaria. La super perizia si terrà il 17 novembre. Secondo il gup, che ha accolto la richiesta dell'avvocato difensore Alessandro Margiotta, serve un approfondimento sulla documentazione sanitaria. Trattandosi di accertamenti irripetibili, l'incidente probatorio potrebbe portare alla riesumazione della salma. Davanti al giudice, dopo la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Stefano Iafolla, sono finiti tre medici del carcere di Sulmona. I fatti risalgono a dicembre 2022, periodo in cui l’uomo manifestò un malessere generale. Da una prima visita medica, però, i parametri vitali risultavano nella norma tanto da consigliare un approfondimento cardiologico. Così, nei giorni successivi, il detenuto venne sottoposto a ulteriori controlli da parte del personale sanitario della struttura. Tuttavia, secondo quanto emerge dagli atti, nel corso di tali visite non sarebbero stati eseguiti né riportati accertamenti specifici di natura cardiologica, come un elettrocardiogramma o altre indagini specialistiche, ritenute necessarie in relazione ai sintomi riferiti e al profilo di rischio del paziente. Il quadro clinico si sarebbe infatti poi progressivamente aggravato, fino al decesso, avvenuto pochi giorni dopo. La causa della morte è stata individuata in un tamponamento cardiaco subacuto, determinato dalla fuoriuscita lenta di sangue nella cavità pericardica a seguito della lacerazione della parete del ventricolo sinistro, riconducibile a un infarto miocardico.
Secondo l’impianto accusatorio, un intervento diagnostico completo e tempestivo – comprensivo di visita cardiologica specialistica, esame elettrocardiografico ed ecografico – avrebbe consentito di intercettare a tempo debito i segnali dell’infarto già in atto.

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