Non era gastrite, bimbo di nove anni operato d'urgenza. Famiglia presenta denuncia
· di Andrea

Un bambino di nove anni è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Sulmona con forti dolori addominali. Dopo la visita del pediatra di turno, al piccolo sarebbe stata diagnosticata una gastrite e il bambino sarebbe stato dimesso.
I dolori, tuttavia, non si sarebbero attenuati nelle ore successive. Il padre lo avrebbe quindi riportato in ospedale e, successivamente, avrebbe deciso di trasferirlo al Santo Spirito di Pescara.
Nel nosocomio pescarese, ulteriori accertamenti avrebbero condotto a una diagnosi diversa: appendicite. Il bambino sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico urgente.
La famiglia, nei giorni scorsi, ha presentato un esposto all’autorità giudiziaria per chiedere di fare luce sulla gestione del caso e verificare l’eventuale presenza di responsabilità professionali. Nell’atto viene chiesto di esaminare la documentazione sanitaria, gli esami effettuati e le condizioni cliniche del bambino durante i diversi accessi in ospedale.
Secondo quanto riferito dai familiari, il primo accesso al pronto soccorso era avvenuto a causa di dolori addominali particolarmente intensi. Dopo il triage, il bambino era stato affidato alla valutazione del pediatra di turno, uno dei professionisti reclutati dalla struttura attraverso un contratto di collaborazione individuale.
Dopo la diagnosi di gastrite, il piccolo era stato dimesso. La persistenza dei sintomi avrebbe però spinto il padre a chiedere una nuova valutazione e, in seguito, a trasferire il figlio a Pescara, dove si è reso necessario l’intervento chirurgico.
Spetterà ora agli eventuali accertamenti della Procura ricostruire l’esatta successione degli eventi e stabilire se la diagnosi iniziale fosse compatibile con il quadro clinico riscontrato a Sulmona oppure se vi fossero elementi che avrebbero dovuto indirizzare verso una diversa valutazione.
La vicenda riporta l’attenzione anche su un altro caso che aveva coinvolto la pediatria dell’ospedale di Sulmona nel novembre 2025. Anche allora un bambino di dieci anni era stato trasferito a Pescara e, secondo la ricostruzione della famiglia, il trasferimento era avvenuto con un’ambulanza privata dopo le difficoltà nel reperire un mezzo di soccorso disponibile. Il minore era stato poi ricoverato e sottoposto a un intervento chirurgico. Anche in quella circostanza i familiari avevano annunciato iniziative per accertare eventuali responsabilità.
Si tratta di vicende distinte, ma entrambe riaccendono il dibattito sull’assistenza pediatrica e sulla gestione delle emergenze nell’area peligna. Nel nuovo caso, saranno gli accertamenti richiesti dalla famiglia a chiarire se vi sia stato un ritardo nell’individuazione dell’appendicite e se tale eventuale ritardo abbia avuto conseguenze sul percorso di cura del bambino.
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