"Non chiamateci furbetti". I poliziotti denunciano gli odiatori del web
· di Andrea

PRATOLA PELIGNA, 13 Settembre - «Non siamo i furbetti del sonnellino». Gli undici poliziotti della Stradale di Pratola Peligna rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, annunciano battaglia in aula e valutano iniziative per tutelare la propria reputazione.
Attraverso i loro legali, gli agenti contestano la rappresentazione pubblica della vicenda e invitano ad attendere l’esito del dibattimento prima di formulare giudizi sulle responsabilità individuali. Il rinvio a giudizio, sottolineano le difese, segna l’inizio del processo e non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.
L’inchiesta della Procura di Sulmona, avviata su accertamenti relativi all’attività degli appartenenti alla Polizia stradale, aveva inizialmente coinvolto 19 persone. Per otto di loro la posizione è stata archiviata, mentre per gli altri undici il gup ha disposto il rinvio a giudizio.
A vario titolo, le contestazioni riguardano ipotesi di truffa ai danni dello Stato, falso, peculato, furto, omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. Per tre imputati è stato disposto il non luogo a procedere limitatamente all’accusa di omissione di atti d’ufficio.
Secondo la Procura, durante alcuni turni di servizio gli agenti avrebbero lasciato la propria postazione, effettuato soste in esercizi commerciali o dormito durante i turni notturni. Nell’inchiesta sono finiti anche presunti utilizzi delle auto di servizio per esigenze personali e contestazioni relative a mancati interventi.
Gli investigatori hanno ricostruito le giornate di servizio attraverso intercettazioni, pedinamenti, localizzazioni Gps e immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Sarà però nel corso del dibattimento che la difesa intende esaminare nel dettaglio ogni episodio e la posizione di ciascun imputato. L’obiettivo, spiegano i legali, sarà verificare il reale significato degli spostamenti, delle pause e delle attività contestate, oltre a stabilire se le condotte indicate nell’inchiesta siano effettivamente riconducibili alle ipotesi di reato formulate dalla Procura.
Un elemento già richiamato dalle difese riguarda la vicenda cautelare. Dieci degli undici poliziotti erano stati inizialmente sospesi dal servizio, ma il Tribunale del Riesame aveva successivamente disposto il loro reintegro.
Parallelamente al processo, gli agenti intendono tutelare la propria immagine anche rispetto ai commenti comparsi sul web. I loro avvocati hanno annunciato la valutazione di eventuali iniziative, comprese richieste di risarcimento, nei confronti di chi avrebbe rivolto agli imputati espressioni ritenute offensive o denigratorie.
Il messaggio della difesa è netto: «Non chiamateci furbetti». Una presa di posizione con cui gli undici poliziotti rivendicano il diritto a essere giudicati sulla base delle prove e delle singole responsabilità, nel luogo deputato a farlo: il tribunale.
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