Morto nel "suo" ospedale, addio a Maurizio Masciulli. Il dirigente che non si è mai arreso
· di Andrea

Si è spento nel “suo” ospedale, quello che per anni aveva guidato con professionalità, garbo e senso delle istituzioni. Maurizio Masciulli, 61 anni, già direttore sanitario degli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro, è morto nel reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale peligno, la struttura alla quale aveva dedicato una parte importante della sua vita professionale.
Fino al 2024 era stato alla guida del presidio ospedaliero di Sulmona, prima di lasciare l’incarico a causa delle gravi condizioni di salute. Una malattia che negli ultimi tempi aveva reso sempre più difficile la sua quotidianità, ma che non era riuscita a spegnere la sua determinazione.
Masciulli combatteva contro la SLA. Lo ha fatto con la stessa tenacia con cui aveva affrontato negli anni le responsabilità del suo ruolo, senza mai arrendersi. Anche di fronte alla malattia ha continuato a lottare, fino all’ultimo respiro.
A ricordarlo oggi sono soprattutto le persone che hanno lavorato al suo fianco: funzionari e dipendenti ne sottolineano la correttezza, la disponibilità e quel tratto garbato che lo aveva contraddistinto nel rapporto con colleghi e collaboratori.
Durante gli anni alla guida dell’ospedale di Sulmona, Masciulli si è trovato a gestire anche una delle partite più importanti per il futuro della struttura: i lavori di adeguamento dell’ala Bolino, un intervento da sei milioni di euro destinato a rappresentare un tassello significativo nel percorso di riqualificazione dell’edilizia sanitaria.
Ma il suo impegno non si era fermato a Sulmona. Per anni aveva guidato anche l’ospedale di Castel di Sangro, presidio classificato in area disagiata che, sotto la sua direzione, ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per il territorio dell’Alto Sangro e per le migliaia di turisti che ogni anno frequentano la zona. L’attivazione di servizi e ambulatori di prossimità aveva contribuito a rafforzarne il ruolo all’interno della comunità.
Poi la malattia, sempre più difficile da affrontare. Fino al ricovero proprio in quell’ospedale che aveva contribuito a dirigere e a far crescere. È lì che, nelle scorse ore, il suo cuore ha smesso di battere.
Alla notizia della sua scomparsa si è unito il cordoglio della ASL 1, rappresentata dal direttore generale Paolo Costanzi, insieme a quello di colleghi, funzionari e dipendenti.
Resta il ricordo di un dirigente che ha attraversato anni importanti della sanità del territorio, ma soprattutto di un uomo descritto da chi lo conosceva come corretto, garbato e profondamente rispettoso degli altri. Un uomo che, anche nella prova più difficile, non ha mai smesso di combattere.
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