Morto in casa per un malore fatale. Il defibrillatore non funziona
· di Andrea

Una tragedia che riaccende i riflettori sull'importanza della manutenzione dei defibrillatori presenti sul territorio. È accaduto nei giorni scorsi a Pratola Peligna, dove un uomo di 75 anni ha accusato un grave malore nella propria abitazione. Nonostante i tentativi di soccorso, per lui non c'è stato nulla da fare.
A rendere ancora più drammatica la vicenda è quanto accaduto nei concitati momenti successivi alla segnalazione dell'attacco cardiaco. Un volontario della Protezione civile regionale, appresa la notizia, si è immediatamente attivato per raggiungere il defibrillatore più vicino al luogo dell'emergenza. Il dispositivo era stato installato presso il Santuario della Madonna della Libera, uno dei punti individuati sul territorio proprio con l'obiettivo di garantire un intervento tempestivo in caso di arresto cardiaco.
Il volontario si è recato quindi al santuario per recuperare il dispositivo e utilizzarlo nell'ambito delle operazioni di soccorso. Una corsa contro il tempo che, tuttavia, si è trasformata in una drammatica constatazione: il defibrillatore non era funzionante.
Secondo quanto emerso, il dispositivo non sarebbe stato sottoposto alla necessaria manutenzione. Un particolare che assume un peso ancora maggiore alla luce della funzione che questi apparecchi sono chiamati a svolgere. In caso di arresto cardiaco, infatti, ogni minuto può risultare decisivo e la disponibilità di un defibrillatore efficiente può rappresentare un elemento fondamentale nella catena dei soccorsi.
La vicenda di Pratola Peligna non vuole necessariamente mettere in discussione l'utilità della rete di defibrillatori presenti sul territorio, ma pone una questione precisa: installare un apparecchio salvavita non è sufficiente. È indispensabile assicurarsi periodicamente che sia operativo, che la batteria sia efficiente, che gli elettrodi siano validi e che il dispositivo sia pronto all'utilizzo in qualsiasi momento.
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