Morrone, tre settimane senza via d'uscita. "Spuntano" file e segnalazioni ignorate
· di Andrea

Sono ormai trascorse tre settimane dall’inizio dell’incendio sul monte Morrone, ma l’emergenza non accenna a rientrare. Mentre le fiamme continuano a interessare il territorio abruzzese, la Procura della Repubblica di Sulmona mantiene alta l’attenzione non solo sull’origine del rogo, ma anche sulla gestione delle operazioni di spegnimento.
Nel mirino degli inquirenti sarebbero finite le decisioni assunte dai Dos, i direttori delle operazioni di spegnimento. Sul tavolo della magistratura potrebbero arrivare alcuni file audio in grado di documentare il coordinamento delle attività e le direttive impartite sul fronte dell’incendio.
Secondo le prime informazioni, in alcuni momenti i Dos non si sarebbero mantenuti al di fuori del perimetro dell’incendio, come previsto dalle procedure, ma avrebbero operato all’interno dell’area interessata dalle fiamme. Una circostanza che potrebbe aver avuto ripercussioni sulle modalità di gestione dell’emergenza. Gli investigatori starebbero inoltre verificando la segnalazione di due pennacchi di fumo individuati giovedì mattina lungo un sentiero e che, secondo quanto emerso, sarebbero stati sottovalutati o non adeguatamente presi in considerazione.
Il fascicolo è stato aperto il 9 agosto, quando sul Morrone erano comparsi i primi focolai. Inizialmente la Procura aveva preso in considerazione sia l’ipotesi dolosa sia quella di una mancata bonifica dell’area dopo il devastante incendio del 2017, che aveva distrutto circa 1.200 ettari di bosco. Quel rogo, ritenuto doloso, non aveva però portato all’individuazione dei responsabili.
A segnalare la presenza di materiale carbonizzato era stato il direttore regionale della Protezione civile, Maurizio Scelli, che aveva definito l’area una vera e propria «polverieraᄏ.
L’ipotesi del dolo, tuttavia, sembra perdere consistenza. Secondo la Procura di Sulmona, l’incendio sarebbe infatti partito da un punto difficilmente raggiungibile da un piromane e non sarebbe stato trovato alcun innesco. L’attenzione degli investigatori si sta quindi concentrando sulla gestione dell’emergenza e sugli interventi effettuati dopo l’incendio del 2017.
Al momento non risultano contestati reati né persone iscritte nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi, il sostituto procuratore Edoardo Mariotti ha effettuato un sopralluogo sul fronte dell’incendio a Roccacasale, per verificare direttamente le condizioni dell’area e seguire da vicino un’emergenza che prosegue ormai da circa venti giorni.
Tra gli aspetti sotto esame ci sarebbero l’impiego delle risorse umane e finanziarie e l’entità dei danni provocati dalle fiamme.
## Canadair dirottati su altri fronti
Sul Morrone la situazione resta estremamente complessa. Il fronte dell’incendio si estende per circa otto chilometri. Nelle operazioni di spegnimento e bonifica sono impegnati cinque mezzi aerei e circa ottanta uomini.
Per la giornata di ieri era stato programmato un impiego cadenzato di Canadair ed elicotteri, così da assicurare continuità agli sganci e ridurre le interruzioni nelle ore più critiche. Il piano, però, ha dovuto fare i conti con le altre emergenze aperte in regione.
Intorno alle 13, due Canadair sono stati dirottati nel territorio teatino. Le risorse disponibili si sono quindi concentrate sull’area di Roccacasale, con l’obiettivo di mettere in sicurezza le abitazioni ed evitare l’evacuazione.
A rendere ancora più difficili le operazioni è stato il vento, arrivato prima del previsto con raffiche fino a 80 chilometri orari. Una condizione particolarmente pericolosa, perché può alimentare rapidamente i focolai ancora attivi e spingere le fiamme verso nuove porzioni della montagna.
A complicare il quadro contribuiscono anche le temperature elevate e la presenza contemporanea di altri incendi sul territorio regionale, che impone una gestione particolarmente attenta dei mezzi aerei disponibili.
Sul posto è tornato anche Maurizio Scelli, impegnato nel coordinamento delle attività e nel monitoraggio dell’evoluzione dell’emergenza. Alla luce delle condizioni meteorologiche e dell’ampiezza del fronte, l’ipotesi di arrivare a un definitivo spegnimento in tempi brevi appare al momento difficile.
## Il rifugio del Colle delle Vacche resiste
Le fiamme hanno minacciato anche il Colle delle Vacche, ma il rifugio, almeno per ora, sembra essere salvo. A confermarlo è stata la sindaca di Pratola Peligna, Antonella Di Nino.
«Il nostro Rifugio al Colle delle Vacche resiste ancora una volta, per ora. Non ci è consentito salire perché non ci sono, allo stato attuale, condizioni di sicurezza», ha spiegato la prima cittadina.
L’area intorno alla struttura è stata ripulita per ridurre la presenza di materiale combustibile. Sono state inoltre posizionate alcune cisterne. Ogni intervento, però, deve essere valutato tenendo conto della sicurezza degli operatori impegnati sul fronte.
«La priorità va assolutamente data alla salvaguardia dell’incolumità degli operatori che da settimane incessantemente sono sul fronte del fuoco senza risparmiarsi», ha aggiunto Di Nino.
La speranza dell’amministrazione è che il rifugio riesca a superare indenne anche questa emergenza, proprio come accaduto nel 2017. La struttura, tra l’altro, è stata recentemente interessata da importanti investimenti da parte del Comune.
## Vertice tra Regione, Protezione civile e Comune
A tre settimane dall’inizio dell’incendio, le istituzioni tornano a riunirsi per fare il punto della situazione. È previsto un summit tra il presidente della Regione Marco Marsilio, il capo della Protezione civile regionale Maurizio Scelli e il sindaco di Roccacasale Enrico Pace.
L’incontro dovrà definire le strategie per affrontare la fase successiva dell’emergenza e individuare una rotta per uscire dall’incubo delle fiamme che da quasi un mese stanno colpendo il Morrone.
Gli ettari di bosco andati in fumo sono ormai più di 400. Un bilancio pesante, destinato a richiedere ulteriori verifiche e una lunga attività di bonifica
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