Morrone, quasi 700 ettari in fumo. Il vento rallenta
· di Andrea

"Per la prima volta il vento ha consentito ai mezzi aerei di lavorare con maggiore precisione". Ne sono convinti il Dos (Direttore delle Operazioni di Spegnimento) e i funzionari di protezione civile che tirano le somme al termine della ventitresima giornata di emergenza sul monte Morrone. Il rogo esteso per otto chilometri si è sostanzialmente concentrato su due fronti: il sentiero R3 sopra il centro abitato di Roccacasale che è stato contenuto grazie al lavoro dei mezzi aerei e delle squadre da terra e l'area di Colle Rotondo, che guarda al Colle delle Vacche, dove la lotta alle fiamme è ancora viva. Un quadro migliore rispetto alla giornata di ieri con il vento che ha dato una tregua. Ma l'emergenza non è ancora rientrata. "Oggi ha funzionato l'azione di coordinamento tra squadre da terra e piloti dei mezzi aerei. Il clima ci ha dato una mano"- afferma il sindaco di Roccacasale Enrico Pace. Gli effetti del vertice istituzionale di ieri, con le direttive impartite dall'agenzia regionale di protezione civile, si sono visti sul campo. Nella giornata si sono alzati in volo sulla sacra montagna di Celestino V quattro canadair e un elicottero Eriksson che hanno effettuato 105 sganci. Ottanta tra protezione civile, vigili del fuoco e nono reggimento alpini hanno dato manforte da terra. Il dato inquietante arriva dagli studiosi: quasi 700 ettari di bosco andati distrutti. Alla fine dell'emergenza va ripensato un piano per la sacra montagna.
Sul disastro ambientale e sulla gestione dell'emergenza prende corpo l'indagine coordinatore dal capo della procura della Repubblica di Sulmona Luciano D'Angelo che ieri è salito in quota e nelle prossime ore tornerà le somme per dare una direzione all'attività investigativa
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