Morrone punto e a capo. La gestione dell'emergenza sotto la lente della Procura
· di Andrea

### Inchiesta sulla gestione dell’emergenza per l’incendio del Morrone
La Procura della Repubblica di Sulmona accende i riflettori sulla gestione dell’emergenza legata all’incendio che, dal 9 agosto, sta devastando il monte Morrone, la sacra montagna legata alla figura di Celestino V. Dopo ventuno giorni di lotta contro le fiamme, il bilancio resta drammatico: centinaia di ettari di bosco sono andati distrutti e uomini e mezzi continuano a lavorare per contenere i focolai ancora attivi.
Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Edoardo Mariotti ha effettuato un sopralluogo sul fronte dell’incendio, a Roccacasale. Un passaggio che ha confermato l’attenzione della magistratura su una situazione complessa, caratterizzata da un enorme impiego di risorse umane ed economiche. In media, ogni giorno, sono stati impegnati circa sessanta operatori tra Protezione civile, Vigili del fuoco e militari del nono Reggimento alpini. Soltanto per l’utilizzo dei mezzi aerei sono stati spesi 4,6 milioni di euro.
Nei momenti più difficili sono arrivati a operare contemporaneamente fino a sei elicotteri, tra mezzi dello Stato, della Protezione civile e della flotta Erickson. Un dispiegamento imponente, al quale si aggiungono danni ambientali incalcolabili e il lavoro incessante delle squadre a terra.
Al momento non risultano indagati né sono stati formulati capi d’imputazione. L’inchiesta, tuttavia, resta aperta e punta a ricostruire la gestione dell’emergenza, verificando tempi, modalità e interventi adottati durante le diverse fasi dell’incendio.
### Le fasi del rogo
I primi pennacchi di fumo sono comparsi il 9 agosto. L’attacco iniziale è stato immediato, con l’impiego di due Canadair e due elicotteri. Le squadre da terra hanno però dovuto affrontare un terreno particolarmente impervio, caratterizzato da un sottobosco difficile da attraversare e da sentieri quasi impraticabili a causa del materiale accumulato e della scarsa attività di prevenzione.
Proprio l’assenza di interventi preventivi potrebbe rappresentare uno degli aspetti sui quali la Procura intende concentrare l’attenzione, anche per valutare se abbia contribuito alla propagazione delle fiamme.
Alla vigilia di Ferragosto la situazione sembrava essere migliorata. Gli appelli a evitare arrostate e comportamenti a rischio si erano moltiplicati, con l’obiettivo di proteggere la montagna. Ma nella serata del 16 agosto il quadro è cambiato radicalmente: raffiche di vento fino a 150 chilometri orari hanno alimentato un nuovo fronte, dando vita a quello che è stato definito il “Morrone bis”, con le fiamme che hanno iniziato a minacciare il versante sopra Roccacasale.
L’ipotesi di evacuare il centro abitato è stata valutata e poi esclusa, in assenza di condizioni tali da renderla necessaria. A garantire la sicurezza del paese e degli allevamenti sono stati il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, Maurizio Scelli, e il sindaco Enrico Pace. Su richiesta di Scelli, il prefetto Vito Cusumano ha disposto l’impiego del nono Reggimento alpini, arrivato sul Morrone il 17 agosto.
Due giorni dopo, il Genio militare di Roma ha inviato un bulldozer per aprire e rendere percorribili i sentieri. Il rogo è apparso domato il 24 agosto. Il 26 agosto, lungo il sentiero R4, la Protezione civile ha realizzato una linea tagliafuoco di cinque chilometri, collegando i territori di Roccacasale e Pratola Peligna. L’intervento ha consentito alle squadre da terra di raggiungere più facilmente le aree interessate.
Sembrava l’epilogo dell’emergenza, ma la sera del 27 agosto il vento, con raffiche fino a 100 chilometri orari, ha riacceso l’incendio. Una segnalazione relativa a un pennacchio di fumo residuo, individuato in alta montagna nella mattinata dello stesso giorno da un operatore della Protezione civile, sarebbe stata ignorata dal direttore delle operazioni di spegnimento. Un elemento che potrebbe ora entrare nella valutazione della magistratura.
### Esclusa, per ora, l’origine dolosa
Il focus dell’inchiesta si concentra quindi sulla gestione dell’emergenza, mentre l’ipotesi dell’origine dolosa sembra perdere consistenza. Secondo gli inquirenti, infatti, l’incendio sarebbe partito da una zona irraggiungibile per un eventuale piromane.
I carabinieri della Compagnia di Sulmona e i carabinieri forestali hanno eseguito numerosi sopralluoghi e perlustrazioni, senza trovare inneschi riconducibili a un’azione volontaria. La natura del rogo resta dunque considerata accidentale, ma la Procura vuole chiarire se una diversa attività di prevenzione o una gestione più tempestiva dei focolai residui avrebbe potuto limitare la devastazione del Morrone.
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