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Morrone, ora si teme per le frane. Scelli bacchetta il Parco

· di Andrea
Morrone, ora si teme per le frane. Scelli bacchetta il Parco
Dopo 24 giorni di emergenza, l’incendio che ha devastato il monte Morrone, affacciato sulla conca peligna in provincia dell’Aquila, è stato domato ma non ancora completamente spento. Le fiamme hanno distrutto circa 700 ettari di bosco e vegetazione, alimentate dal forte vento e dalle temperature torride, arrivando a minacciare i centri abitati di Roccacasale, Pratola Peligna e la vicina Popoli Terme, nel Pescarese. A fare il punto della situazione è stato Maurizio Scelli, direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile, intervenuto nella trasmissione *Agorà* e recatosi direttamente nelle aree colpite. Tra i boschi ormai ridotti a uno scenario spettrale, proseguono le operazioni di bonifica: volontari della Protezione civile e mezzi aerei continuano a monitorare il territorio e a intervenire sui focolai residui. «L’incendio è stato provocato da un fulmine, che ha causato questo scempio. Ora siamo nella fase di bonifica», ha spiegato Scelli. «Ci sono ancora delle fumaiole, che rappresentano un pericolo e devono essere spente una dopo l’altra. L’incendio non è spento, è sotto controllo. Siamo molto scrupolosi prima di dichiararlo definitivamente conclusoᄏ. La lunga durata dell’emergenza, secondo Scelli, è stata determinata soprattutto dall’estensione dell’area interessata e dalla difficoltà di raggiungere le zone più elevate nei primi giorni. «Non c’erano strade. Quella che stiamo percorrendo ora è stata realizzata durante l’emergenza e ci sono voluti alcuni giorni. Nel frattempo, l’incendio avanzava e non era possibile controllarlo. Se fossero già esistite strade tagliafuoco, sarebbe stato più semplice fermarlo e consentire ai mezzi e al personale di intervenire tempestivamenteᄏ. I lanci d’acqua effettuati da Canadair ed elicotteri, da soli, non sono sufficienti a contrastare incendi di questo tipo. «La vegetazione è molto fitta», ha sottolineato Scelli. «Il fuoco si spegne soprattutto con un intervento da terra. L’attività dei Canadair è importante, ma limitata: prima si riesce ad arrivare sul posto, prima si può bloccare l’incendioᄏ. Ora l’attenzione si concentra sulle conseguenze ambientali e sul rischio di dissesto idrogeologico. Le fiamme hanno distrutto gran parte della vegetazione e delle radici che contribuivano a trattenere il terreno. «Qui è tutto bruciato e il rischio è che si verifichi una frana, che potrebbe provocare danni persino maggiori di quelli causati dall’incendio», ha avvertito il direttore della Protezione civile. La Regione Abruzzo ha già stanziato fondi per il recupero e la messa in sicurezza delle aree boschive. Spetterà ora al Parco nazionale della Maiella procedere con gli interventi necessari per ridurre il rischio di frane e avviare il ripristino del territorio.
«L’emergenza è costata tanto, tantissimo», ha concluso Scelli. «Adesso serve la prevenzione. Bisogna fare tutto il possibile perché una tragedia simile non si ripeta».

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