Morrone, omessa bonifica e segnalazioni sottovalutate. L'indagine parte dai Dos
· di Andrea

È durato circa tre ore il sopralluogo in quota del procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, salito ieri sul monte Morrone per verificare personalmente le condizioni dell’area devastata dall’incendio divampato ventitré giorni fa.
D’Angelo ha raggiunto il punto in cui, lo scorso 9 agosto, si sarebbero sviluppate le prime fiamme, sopra la Valle dei Preti. Una zona particolarmente impervia e difficilmente raggiungibile, circostanza che aveva inizialmente portato la Procura a escludere l’ipotesi dolosa. Tuttavia, la ricognizione e le testimonianze raccolte dagli operatori impegnati sul fronte dell’emergenza avrebbero evidenziato possibili criticità nella gestione delle operazioni.
#### Il ruolo del DOS sotto esame
Tra gli aspetti al centro dell’inchiesta figura il comportamento del direttore delle operazioni di spegnimento, il DOS, che nella prima fase dell’incendio avrebbe impartito le direttive operative senza dichiarare lo stato di bonifica.
Il procuratore ha inoltre esaminato la linea tagliafuoco realizzata il 24 agosto. L’intervento, lungo otto chilometri, collega Roccacasale a Pratola Peligna e avrebbe dovuto consentire alle squadre a terra di raggiungere più rapidamente il fronte del rogo. La Procura intende chiarire modalità e tempi di realizzazione dell’opera.
D’Angelo, accompagnato dagli operatori della Protezione civile e dal comandante della compagnia dei carabinieri di Sulmona, maggiore Toni Di Giosia, ha raggiunto anche i luoghi simbolo del Beato Mariano, il Centro del Lupo e il rifugio Puzzacchio. Particolare attenzione è stata riservata alle condizioni del sottobosco e dei sentieri, in molti tratti impervi o inaccessibili, per verificare se le aree già colpite dall’incendio del 2017 fossero state adeguatamente bonificate.
#### Prevenzione e segnalazioni ignorate
Nel mirino degli inquirenti sono finite anche le attività di prevenzione e monitoraggio del territorio. Il fatto che il Nono reggimento alpini abbia impiegato diversi giorni per aprire strade e sentieri potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di criticità.
La Procura starebbe inoltre valutando alcune segnalazioni che sarebbero state sottovalutate. Lo scorso giovedì, quando l’incendio sembrava ormai quasi spento, un operatore della Protezione civile avrebbe segnalato al DOS la presenza di due pennacchi di fumo, chiedendo di intervenire tempestivamente. L’indicazione, secondo quanto emerso, non sarebbe stata accolta.
Prima di concludere il sopralluogo, il procuratore ha verificato anche l’impatto del repentino cambiamento delle condizioni atmosferiche sulla macchina operativa.
Al momento non risultano persone indagate né sono stati formulati capi d’imputazione. L’inchiesta, avviata contro ignoti il 9 agosto, sta tuttavia concentrando l’attenzione su possibili negligenze nella gestione dell’emergenza. Nelle prossime ore la Procura potrebbe fare il punto sugli elementi raccolti e valutare eventuali responsabilità.
Il bilancio dell’incendio è pesante: 422 ettari di bosco distrutti e circa 4,6 milioni di euro spesi soltanto per l’impiego dei mezzi aerei.
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