Morrone, oltre mille ettari in fumo. Smobilitano i vigili del fuoco
· di Andrea

SULMONA, 14 Settembre– Un mese e quattro giorni di emergenza, 1.152 ettari di bosco distrutti, 7.452 sganci effettuati dai mezzi aerei e circa 3.400 uomini impegnati nelle operazioni. Sono i numeri dell’incendio che ha devastato il Morrone e che ora, dopo settimane di lotta senza tregua, si avvia verso la conclusione dell’emergenza operativa.
Ieri i Vigili del fuoco hanno smobilitato le proprie unità mobili dal campo sportivo di Roccacasale, diventato per oltre un mese il quartier generale delle operazioni. Sulla montagna, tuttavia, non si abbassa completamente la guardia: resta attivo un presidio della Protezione civile regionale, impegnato nel monitoraggio di eventuali focolai residui e nelle attività di bonifica.
L’incendio era stato segnalato per la prima volta il 9 agosto, nella zona della Valle dei Preti. Da quel momento il Morrone è diventato un fronte di fuoco esteso e imprevedibile, con le fiamme che hanno interessato diversi versanti, arrivando a minacciare anche le abitazioni di Roccacasale.
Per settimane Canadair ed elicotteri hanno effettuato continui lanci, mentre a terra si sono alternati Vigili del fuoco, Protezione civile, Esercito, volontari e carabinieri forestali. Un lavoro reso particolarmente complesso dalla conformazione della montagna e dalle condizioni meteorologiche. Più volte l'incendio è stato dato sotto controllo, salvo poi riprendere vigore, alimentato dal vento e dalla presenza di focolai nel sottobosco.
Il 30 agosto, dopo tre settimane di emergenza e diverse ripartenze, è stata modificata la strategia operativa: meno affidamento ai mezzi aerei e maggiore presenza delle squadre a terra. Una scelta dettata dalla necessità di raggiungere proprio il sottobosco, dove l'acqua sganciata dagli aerei e dagli elicotteri non riusciva a penetrare con sufficiente efficacia.
L’inchiesta della Procura
Mentre le squadre continuavano a combattere il fuoco, anche la magistratura ha avviato i propri accertamenti. La Procura della Repubblica di Sulmona, guidata dal procuratore capo Luciano D'Angelo, ha aperto un'inchiesta contro ignoti sulla gestione dell'emergenza.
Lo scorso 30 agosto il procuratore è salito personalmente sul Morrone insieme ai carabinieri e ai forestali. L'obiettivo è ricostruire le diverse fasi dell'emergenza, dalle segnalazioni iniziali agli interventi, passando per l'impiego dei mezzi aerei e l'attività delle squadre a terra. Gli investigatori dovranno verificare se, nel corso delle operazioni, si siano registrate criticità o eventuali profili di negligenza.
Ora la minaccia arriva dalla montagna
Spente le fiamme, sul Morrone si apre però una seconda emergenza: quella idrogeologica.
La perdita della copertura vegetale ha lasciato vaste porzioni di terreno esposte all'azione degli agenti atmosferici. Con l'arrivo delle piogge, i canaloni dei versanti maggiormente colpiti potrebbero trasformarsi in vie di deflusso per detriti, tronchi e materiale instabile. Anche precipitazioni non particolarmente intense potrebbero quindi favorire fenomeni di erosione e aumentare il rischio di smottamenti e frane.
Per questo motivo sono già iniziati i sopralluoghi tecnici sulla montagna. I geologi, coinvolti dal capo della Protezione civile regionale Maurizio Scelli, hanno evidenziato la necessità di individuare le aree maggiormente esposte e predisporre un sistema di monitoraggio continuo.
Scelli ha annunciato un bilancio che dovrà essere «preciso, puntuale e realizzato con strumenti adeguati», affidandone la definizione al personale specializzato della Protezione civile. Il quadro definitivo sarà reso noto nei prossimi giorni e non si limiterà alla quantificazione degli ettari interessati dall'incendio: saranno analizzate anche le diverse colture colpite e l'entità dei danni.
L'obiettivo è arrivare a un quadro documentato dell'accaduto, dall'inizio dell'emergenza fino alla sua conclusione, facendo chiarezza sull'estensione dei danni, sulle operazioni condotte e sulle conseguenze lasciate dal rogo.
Un'emergenza che ha avuto anche un costo economico enorme: solo l'impiego dei mezzi aerei è costato circa 10 milioni di euro.
Ora il Morrone entra nella fase più delicata del dopo-incendio. Il fuoco è quasi definitivamente alle spalle, ma la montagna resta fragile e il rischio potrebbe spostarsi dalle fiamme alla terra.
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