Morrone, la "lezione" dell'ex Dos forestale. Task force per il post emergenza
· di Andrea

## Morrone, proposta una task force per stimare i danni del rogo: la relazione dell’ex Dos forestale Concezio D’Alessandro
Un gruppo di lavoro interistituzionale per valutare in modo puntuale i danni provocati dall’incendio che, tra luglio e agosto 2026, ha interessato il complesso montuoso del Morrone. È questa la proposta contenuta nella relazione tecnica elaborata da Concezio D’Alessandro, già direttore delle operazioni di spegnimento e forestale, che ha messo a disposizione di Comuni, enti ambientali e autorità competenti la propria esperienza maturata nella gestione del territorio e nelle perizie forestali.
Secondo i primi dati diffusi, il fuoco avrebbe percorso circa 1.152 ettari, richiedendo 7.452 sganci d’acqua e quasi 3.400 ore complessive di intervento. Numeri che, osserva D’Alessandro, rappresentano soltanto una prima fotografia dell’emergenza e non possono essere automaticamente trasformati in una stima economica definitiva. La superficie bruciata, infatti, non coincide necessariamente con la superficie realmente danneggiata: all’interno del perimetro dell’incendio possono trovarsi aree percorse dal fuoco con intensità molto diversa, zone solo parzialmente interessate dalle fiamme, radure, pascoli, pietraie e affioramenti rocciosi.
Per arrivare a una valutazione attendibile sarà quindi necessario un percorso di analisi articolato. La relazione indica innanzitutto il ricorso al telerilevamento aereo e satellitare, utile a definire con precisione il perimetro dell’incendio e a misurare la severità della combustione attraverso specifici indici, come l’NBR e il dNBR. A questa prima fase dovranno seguire rilievi direttamente sul terreno, attraverso aree di saggio georeferenziate e campionamenti sistematici.
Il Morrone, sottolinea l’ex responsabile forestale, presenta una vegetazione estremamente varia. Accanto alle riforestazioni e alle formazioni di conifere, tra cui pino nero e pino silvestre, sono presenti faggete, querceti, orno-ostrieti, arbusteti e aree di macchia submediterranea. Ogni formazione reagisce al passaggio del fuoco in modo diverso, in relazione all’età delle piante, alla densità dei popolamenti, alla capacità di ricaccio e alla struttura degli apparati radicali.
Per questo, la valutazione dovrà distinguere tra danno totale e danno parziale. Nel primo caso si tratta della morte della pianta, dovuta alla distruzione del cambio o al collasso dell’apparato radicale. Nel secondo, invece, la vegetazione può conservare una capacità di ripresa, nonostante la perdita parziale della chioma o le lesioni al fusto. Una distinzione decisiva per evitare stime approssimative e per definire correttamente gli interventi di recupero.
La relazione individua diverse componenti del danno. La prima riguarda il soprassuolo forestale, con la perdita della massa legnosa distrutta o deprezzata e il mancato incremento futuro dei boschi, fino al completamento dei processi di ricostituzione o di ripresa vegetativa. Non si tratta, dunque, soltanto del valore del legname bruciato, ma anche del valore capitale dei boschi e della produzione che non potrà realizzarsi negli anni successivi.
Particolare attenzione viene riservata al suolo. Le alte temperature possono alterare la struttura del terreno, accelerare la mineralizzazione o distruggere lo strato organico, compromettendo la microflora e la microfauna. Un suolo percorso dal fuoco può inoltre diventare idrofobico, riducendo la capacità di infiltrazione dell’acqua e aumentando il deflusso superficiale. In caso di piogge intense, ciò può tradursi in tempi più brevi di formazione delle piene, maggiore erosione e incremento del rischio di smottamenti e colate detritiche lungo i versanti più ripidi.
Un capitolo specifico riguarda l’impiego dei mezzi meccanici durante l’emergenza. L’apripista cingolato New Holland D180, messo a disposizione dal 9° Reggimento Alpini dell’Esercito, è stato utilizzato per realizzare sbarramenti a terra, fasce tagliafuoco e tracciati di accesso. Un intervento giudicato determinante per contenere l’avanzata delle fiamme e consentire le operazioni di bonifica, ma che dovrà essere valutato anche sotto il profilo ambientale.
Il passaggio dei mezzi pesanti, infatti, può modificare il profilo originario del terreno, rimuovere il manto vegetale e asportare il topsoil organico. Le fasce tagliafuoco e la viabilità straordinaria dovranno pertanto essere rilevate, misurate e inserite nella stima complessiva, prevedendo successivi interventi di rimodellamento, stabilizzazione e rinverdimento per evitare che si trasformino in canali preferenziali per l’erosione.
Tra le conseguenze dell’incendio vengono inoltre indicate quelle a carico degli ecosistemi e dei servizi ambientali. La perdita di vegetazione riduce la capacità di assorbimento e stoccaggio del carbonio, altera i cicli biogeochimici e impoverisce la biodiversità. L’incendio può avere ripercussioni anche sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario presenti nelle aree sottoposte a tutela, comprese le zone della Rete Natura 2000 e quelle ricadenti nel territorio del Parco nazionale.
Non meno rilevanti, secondo la relazione, sono i danni paesaggistici e sociali. Il rogo ha modificato l’identità visiva del paesaggio montano peligno e può produrre una riduzione del valore ricreativo e turistico dei luoghi, con effetti destinati a protrarsi nel tempo. A questi danni andranno aggiunti i costi sostenuti per la soppressione dell’incendio: l’impiego dei Canadair CL-415, degli elicotteri, dei mezzi terrestri dell’Esercito, dei Vigili del fuoco e delle altre componenti del sistema di Protezione civile.
Sulla base dei dati preliminari e applicando parametri prudenziali, D’Alessandro indica un primo ordine di grandezza del danno complessivo compreso tra 20 e 25 milioni di euro. Una cifra, precisa l’autore, da considerare esclusivamente orientativa e destinata a essere modificata, anche in aumento, una volta completati i rilievi. La quantificazione definitiva potrà essere definita solo attraverso una cartografia GIS di dettaglio, la sovrapposizione delle informazioni geologiche, pedologiche e plano-altimetriche, l’analisi della severità dell’incendio e la misurazione delle opere realizzate durante l’emergenza.
La fase successiva dovrà concentrarsi sulla messa in sicurezza del territorio. Tra gli interventi prioritari vengono indicate le opere di bioingegneria forestale, come fascinate in legname, palizzate, grate vegetali e idrosemina con specie autoctone. L’obiettivo è ridurre il dilavamento sui versanti maggiormente esposti e favorire la ricostituzione della copertura vegetale.
Sarà necessario intervenire anche sulla rete idrografica minore, con briglie, soglie di trattenuta e opere in legname, pietrame o gabbionate lungo valloni e impluvi. Questi interventi dovranno rallentare i deflussi, contenere il trasporto solido e ricostruire condizioni di maggiore equilibrio nei tratti più vulnerabili. Particolare attenzione dovrà essere riservata, infine, al ripristino delle fasce tagliafuoco e dei tracciati aperti dai mezzi cingolati, attraverso la sistemazione delle scarpate, la regolarizzazione del terreno e il rinverdimento.
La relazione è stata messa a disposizione delle amministrazioni comunali di Pratola Peligna, Roccacasale, Corfinio e Popoli, degli enti di tutela ambientale e della magistratura. La proposta conclusiva è la costituzione di un gruppo di lavoro specializzato, capace di integrare competenze forestali, geologiche, ambientali, estimative e di protezione civile.
L’obiettivo è trasformare la fase post-emergenza in un percorso organico di conoscenza, quantificazione e ripristino. Non soltanto una conta degli ettari bruciati, quindi, ma una valutazione complessiva degli effetti dell’incendio sul bosco, sul suolo, sull’assetto idrogeologico, sul paesaggio e sulle comunità che vivono ai piedi del Morrone.
Commenti (2)
- Concezio d’Alessandro
Caro Enrico, ti ringrazio di cuore per le tue belle parole e per la stima. L'auspicio più grande è che queste riflessioni tecniche possano davvero essere utili a chi di dovere per la tutela e la salvaguardia del nostro territorio. Un caro saluto!
- Enrico Antomarchi
Una disamina accurata e soprattutto competente, visti i trascorsi del dott. d'Alessandro nell'ambito della guardia forestale. Spero che le indicazioni date siano prese subito in considerazione dagli organi competenti. Congratulazioni dott. d'Alessandro.













