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Morrone che disastro: fiamme a ruota libera. Rischio per sei allevamenti

· di Andrea
Morrone che disastro: fiamme a ruota libera. Rischio per sei allevamenti
(di Andrea D'Aurelio) ++++Morrone, il punto della situazione+++ Il vertice di questa mattina sembrava aver fatto tracciato la rotta per uscire dall'incubo delle fiamme. La cessazione dell'emergenza è rimandata per il monte Morrone, la sacra montagna di Celestino V da ormai dieci giorni interessata da un vasto fronte incendiario tra i Comuni di Roccasale, Popoli Terme e Corfinio. Fiamme e vento non mollano la presa. I POTENZIALI DANNI. Le fiamme stanno consumando la vegetazione e trasformano progressivamente il paesaggio, ma il danno non si ferma a ciò che si vede. In una montagna che ospita boschi, radure e aree utilizzate dalla fauna selvatica, ogni superficie bruciata significa anche un pezzo di habitat che viene modificato. Il primo effetto è evidente: alberi, arbusti e vegetazione vengono distrutti. Ma insieme alla vegetazione scompaiono anche rifugi, zone di alimentazione e luoghi utilizzati dagli animali per gli spostamenti. Il fuoco modifica il terreno e altera le condizioni dell’ambiente nel quale le diverse specie vivono. Il Morrone è inserito nel sistema naturale della Maiella, un territorio frequentato da una fauna particolarmente ricca. Qui vivono il lupo, numerose specie di rapaci e altri mammiferi selvatici. Nell’area della Maiella è presente anche l’orso bruno marsicano, una delle specie più rare e importanti dell’Appennino. Per gli animali il passaggio delle fiamme può significare la perdita temporanea di porzioni di territorio. Alcuni possono allontanarsi dalle zone interessate e cercare altri luoghi dove trovare cibo e riparo. Altri, soprattutto gli animali più piccoli e meno mobili, possono avere maggiori difficoltà a sottrarsi al fuoco. Ma stabilire quanti esemplari siano stati direttamente coinvolti è possibile soltanto attraverso verifiche sul campo. C'è poi un effetto meno visibile, ma destinato a durare più a lungo. Quando viene distrutta la vegetazione, cambia anche la disponibilità di cibo. Cambiano le zone di rifugio, le aree di riproduzione e i percorsi utilizzati dagli animali. Anche il ritorno della fauna dipende dalla capacità dell’ambiente di ricostituire nel tempo le condizioni precedenti all’incendio. La montagna, quindi, non torna alla normalità quando vengono spente le ultime fiamme. Comincia un'altra fase. Quella della ricostituzione della vegetazione e del recupero degli habitat. I tempi, in questo caso, non sono quelli dell’emergenza, sono quelli della natura. Il Morrone ha già conosciuto incendi importanti. Le ferite lasciate dal fuoco possono rimanere visibili per anni, mentre il bosco e gli altri ambienti naturali cercano lentamente di ricostruire il proprio equilibrio. Per questo il danno di un incendio non può essere misurato soltanto in ettari bruciati. Dentro quella superficie ci sono alberi, piante, suolo e habitat. E ci sono gli animali che da quegli ambienti dipendono. NIENTE CARCASSE. 'Il bilancio definitivo sull’ambiente e sulla fauna del Morrone potrà essere tracciato soltanto quando l’incendio sarà completamente spento e sarà possibile verificare ciò che le fiamme hanno lasciato dietro di sé"- sottolinea il direttore del parco Nazionale della Maiella Luciano Di Martino che su un punto rassicura la popolazione: non ci sono carcasse di animali. Dalla prima perlustrazione effettuata dalle pattuglie del Parco non sono stati rinvenuto animali senza vita. Nel pomeriggio di ieri tuttavia è scattata la messa in sicurezza per sei allevamenti che si trovano nella vicinanza dell'incendio mentre lei abitazioni per fortuna sono ancora distanti. "Per noi salvare anche una sola casa è importante. È una situazione difficile. Abbiamo i mezzi questa volta ma il clima non aiuta"- sottolinea il direttore dell'agenzia regionale di protezione civile Maurizio Scelli. A quantificare i danni saranno i droni. Per il Parco l'area interessata dai roghi conta almeno 250 ettari. Più cauta la protezione civile secondo la quale sono appena 40 gli ettari bruciati. IL VERTICE. Intanto oggi si è fatto il punto della situazione in un vertice istituzionale che si è tenuto alla presenza del presidente della Regione, Marco Marsilio, del Sindaco di Popoli Terme, Dino Santoro, del Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile, Maurizio Scelli, del presidente del Parco Nazionale della Majella, Lucio Zazzara, del Direttore dell’Ente Parco, Luciano Di Martino, insieme a Vigili del Fuoco, Arma dei Carabinieri ed Esercito. “L’attacco aereo da solo è come buttare un bicchiere d’acqua su un camino se non si interviene con decisione sul terreno,” ha rimarcato Marsilio. “Per questo abbiamo attivato i reparti dell’Esercito, in particolare del Genio Militare da Roma, che con mezzi speciali stanno aprendo e allargando sentieri e viabilità. Questo ci permette sia di far passare i mezzi terrestri di Vigili del Fuoco e Protezione Civile, sia di tracciare fasce tagliafuoco da 10 a 30 metri per bloccare l’avanzata delle fiamme. La direttiva è chiara: zero burocrazia, tutte le ruspe e i macchinari devono operare subito"- ha dichiarato Marsilio. I NUMERI. Ieri sul Morrone hanno operato due Canadair, un elicottero della flotta regionale di proiezione civile e un elicottero dei vigili del fuoco. Sono stati 160 gli sganci effettuati mentre nella centrale operativa di Popoli Terme sono stati presenti 21 mezzi dei Vigili del fuoco, 11 della protezione civile con gli alpini dell'esercito che si sono occupati di sbloccare i sentieri montani a Roccacasale. È atteso per oggi il New Holland D180, un cingolato di fascia media con un peso operativo tra 20,2 e 22,7 tonnellate. Al bulldozer il compito di supportare le operazioni di spegnimento, realizzazione e ripristino della viabilità e le successive attività di bonifica dell’area interessata dalle fiamme. Un’esigenza che nasce per il protrarsi dell’incendio. A chiederlo e ottenerlo dal prefetto è stato il direttore della protezione civile Scelli.
GLI ALTRI INCENDI. La provincia dell’Aquila si conferma l’area che richiede tuttora la massima attenzione e il maggior dispiegamento di forze, pur registrando importanti passi avanti. Nel territorio comunale di Bisegna il rogo risulta attualmente in fase di spegnimento; il velivolo Canadair CAN 11 ha operato sul posto fino alle ore 16.30, momento in cui il Centro operativo aereo unificato (Coau) ne ha disposto lo spostamento sul fronte di Roccacasale. Sul terreno rimangono attivamente impegnate le squadre dei Vigili del Fuoco affiancate da 6 organizzazioni di volontariato, per un totale di 23 volontari, 5 mezzi antincendio e un’unità operativa di base. A Rocca di Cambio le fiamme sono anch’esse in via di contenimento: il Canadair CAN 16 ha garantito il supporto aereo fino alle 16.30, per poi essere anch’esso dirottato su Roccacasale, lasciando il presidio dei cieli agli elicotteri Lince Rossa e Lupo Grigio, mentre a terra operano i Vigili del Fuoco con 3 organizzazioni di volontariato, 10 operatori e 3 mezzi di soccorso. Nuovo fronte a Montereale dove un fulmine ha innesco un incendio. Decisamente più favorevole appare il quadro nelle altre province della regione, dove tutti gli incendi segnalati si considerano ufficialmente spenti. In provincia di Chieti le operazioni si sono concluse con successo sia a Roio del Sangro sia a Bucchianico; analogamente, in provincia di Pescara risulta completamente domato il rogo che ha interessato il territorio di Corvara, mentre nel Teramano è terminata l’emergenza nella zona di Isola del Gran Sasso, in località Cerchiara. Nelle aree in cui gli incendi sono in fase di spegnimento, le squadre di terra e i volontari proseguiranno nelle prossime ore le necessarie attività di bonifica e monitoraggio per scongiurare possibili ripartenze dei focolai residui.

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