Morrone, a rischio la storica faggeta. In fumo 300 ettari di bosco
· di Andrea

A rischio la storica faggeta del monte Morrone, sacra montagna legata a Celestino V, che da undici giorni resta teatro di un incendio che continua a devastare i suoi boschi senza tregua. Secondo le indagini della procura della Repubblica di Sulmona, il rogo è stato probabilmente causato da un fulmine o da un evento naturale, escludendo per ora qualsiasi azione dolosa, a differenza degli incendi del 2017 e del 2023 che avevano origine dolosa.
Le fiamme sono particolarmente ostinate, complicate dalle forti raffiche di vento che ieri hanno riattivato due focolai nel territorio comunale di Roccacasale, proprio mentre il presidente della Regione, Marco Marsilio, accompagnato dal direttore dell’agenzia regionale di protezione civile Maurizio Scelli, perlustrava l’area colpita. Nonostante l’intervento del bulldozer dell’esercito che apre strade e sentieri inaccessibili e l’attività di otto operai boschivi, alle ore 16 due dei quattro Canadair in azione hanno dovuto sospendere le operazioni a causa delle condizioni del vento, che ha alimentato ulteriormente le fiamme.
I due fronti più critici si trovano nella parte alta della montagna, vicino alla Valle dei Preti, e lungo il sentiero R3 che dal rifugio Puzzacchio conduce al Colle della Crocella. Fortunatamente gli abitati più vicini sono stati messi in sicurezza. Il sindaco di Roccacasale, Enrico Pace, ha preallertato circa 50 persone, ma per ora non si rende necessaria alcuna evacuazione. L’allerta rimane comunque elevata nei Comuni limitrofi: a Pratola Peligna, il sentiero del Colle delle Vacche è stato messo in sicurezza grazie all’intervento degli alpini, mentre Corfinio teme per la sua storica faggeta.
I danni sono ingenti: finora circa 300 ettari di bosco sono andati in fumo, mettendo a rischio aree identitarie come il sentiero degli Abeti Bianchi. Le fiamme si avvicinano pericolosamente alla faggeta secolare di Corfinio, sebbene non vi siano ancora danni diretti. Per salvaguardare gli allevamenti locali, decine di pecore e bovini sono stati messi in sicurezza, mentre non sono state segnalate carcasse animali.
Per arginare l’incendio, gli operatori hanno tracciato linee tagliafuoco, lavorando con difficoltà a causa della cattiva manutenzione del sottobosco, evidenziata anche durante il sopralluogo del presidente Marsilio e di Scelli. Nel corso della giornata hanno operato 22 volontari con 8 mezzi, 8 vigili del fuoco con 5 mezzi, tra cui una autopompa kilolitrica, e due direttori delle operazioni di spegnimento, oltre a quattro Canadair e due elicotteri. I mezzi aerei hanno effettuato complessivamente 151 sganci, risultando fondamentali ma non risolutivi, come ricordato dal direttore della protezione civile Maurizio Scelli.
Lo scorso lunedì, Marsilio aveva chiesto il supporto del Genio Militare di Roma, e oggi ha personalmente visitato i siti più impervi, confermando la gravità dell’emergenza e la difficoltà nel raggiungere alcune zone colpite dall’incendio.
Un elemento positivo viene dagli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Sulmona e dei carabinieri forestali, che non hanno trovato tracce di inneschi dolosi; il punto di origine è infatti in un’area montana molto impervia e difficile da raggiungere, rafforzando l’ipotesi di un evento naturale come causa principale.
Tuttavia, vista la persistenza e l’intensità dell’incendio, le azioni di spegnimento proseguono senza sosta, con l’obiettivo di salvaguardare la preziosa montagna e le comunità circostanti, nella speranza che presto arrivi una tregua dal fuoco.
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