Minacciò un lupo. A rischio il porto d'armi
· di Andrea

«A fare la differenza non è tanto quello che si fa, ma come lo si fa». Una massima attribuita, di volta in volta, a filosofi, psicoterapeuti e mental coach, che sembra calzare a pennello alla vicenda di Dino Rossi, vicepresidente nazionale di Tutela Rurale, finito nel mirino degli animalisti e dei carabinieri e ora anche dell’autorità di pubblica sicurezza.
La polizia amministrativa ha infatti avviato l’iter per il rigetto della sua istanza di porto di fucile a uso sportivo e venatorio. Alla base del procedimento ci sarebbe un video pubblicato sui social, nel quale Rossi lanciava un ultimatum alle istituzioni: «Vi do tre giorni di tempo, altrimenti gli sparo io al lupoᄏ.
Secondo quanto riportato dalla questura dell’Aquila, il filmato avrebbe suscitato «notevole clamore» sugli organi di stampa. Nel documento si legge inoltre che il comportamento dell’uomo «induce quest’Ufficio a non formulare un giudizio di piena affidabilità per il porto d’armiᄏ.
Rossi si difende sostenendo che quelle parole fossero soltanto una provocazione, finalizzata a richiamare l’attenzione sulla situazione di Noicattaro, nel Barese. Nella località, nell’arco di un mese, sarebbero stati segnalati almeno tre episodi di aggressione ai danni di minori, attribuiti a un lupo o a un animale selvatico. Per fronteggiare l’emergenza è stata organizzata una task force incaricata di individuare e catturare l’animale, in una vicenda che, con il passare dei giorni, assume sempre più i contorni di una caccia difficile da verificare.
«La mia era evidentemente una provocazione e mi meraviglia che tutti l’abbiano presa così sul serio», ha dichiarato Rossi, già privato delle armi in suo possesso e ora a rischio di perdere definitivamente la possibilità di ottenere un nuovo porto d’armi.
Il caso ripropone però una questione centrale: sui social, il modo in cui si comunica può avere conseguenze concrete quanto il contenuto del messaggio. Anche quando l’intento dichiarato è sensibilizzare l’opinione pubblica o sollecitare un intervento delle autorità, evocare l’uso di un’arma e rivolgere minacce esplicite può compromettere la credibilità di chi parla e determinare conseguenze amministrative e giudiziarie.
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