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Maiella, 14 anni senza un direttore: la terna che non arriva e il facente funzione che resta

· di Andrea
Maiella, 14 anni senza un direttore: la terna che non arriva e il facente funzione che resta
Quattordici anni. È il tempo trascorso dall'avvio della procedura per la nomina del direttore del Parco nazionale della Maiella senza che quella procedura abbia portato alla nomina di un direttore titolare. Nel frattempo, la guida amministrativa dell'Ente è rimasta affidata a direttori facenti funzione. Dal dicembre 2018 l'incarico è ricoperto da Luciano Di Martino, nominato dal Consiglio direttivo con deliberazione n. 28 del 22 novembre 2018. E nel 2026, nei documenti ufficiali dell'Ente, Di Martino risulta ancora indicato come **Direttore f.f.** La storia comincia alla fine del 2012, quando il Consiglio direttivo del Parco approva, con deliberazione n. 5 del 10 dicembre, l'avviso pubblico per individuare i candidati alla direzione. Alla selezione rispondono **16 candidati**, tutti iscritti all'Albo degli idonei previsto dalla normativa. Secondo la ricostruzione contenuta nella documentazione trasmessa nel 2023 al Ministero da tre ex direttori di parchi, otto di quei candidati avevano già ricoperto incarichi di direzione in altri Parchi nazionali. La terna, però, non arriva. Al suo posto, nel 2014, l'Ente affida la direzione a Oremo Di Nino. Gli ex direttori che anni dopo ricostruiranno la vicenda davanti al Ministero sostengono che l'incarico fu conferito a una persona che all'epoca non risultava iscritta all'Albo dei direttori dei Parchi nazionali. È una delle contestazioni contenute nella loro memoria, che va distinta dagli atti ufficiali e dalle successive pronunce giudiziarie. Nel frattempo, tre dei candidati della procedura originaria — **Giorgio Boscagli, Giovanni Buccomino e Ciro Pignatelli** — decidono di rivolgersi alla magistratura. Il 24 ottobre 2017 presentano un esposto alla Procura della Repubblica di Sulmona, trasmesso per conoscenza anche alla Procura regionale della Corte dei conti. La partita giudiziaria diventa decisiva quando il Parco tenta di cancellare la procedura originaria. Il TAR Abruzzo, con sentenza n. 317 del 9 dicembre 2017, annulla la deliberazione con cui l'Ente aveva disposto l'annullamento della selezione e ordina di proseguire la procedura. La ricostruzione degli ex direttori riferisce che il Tribunale giudicò infondate le ragioni addotte dal Parco. Il Ministero, a sua volta, interviene chiedendo che la procedura venga conclusa. Con nota del 12 luglio 2018, citata nella documentazione trasmessa al Ministero nel 2023, viene richiamato l'obbligo del Consiglio direttivo di concludere la selezione attraverso l'individuazione dei tre candidati da sottoporre al ministro. Ed è a questo punto che arriva la prima terna. Il **30 ottobre 2018**, con deliberazione n. 24, il Consiglio direttivo indica **Carlo Bifulco, Dario Febbo e Vitantonio Martino**. Ma la terna, anziché chiudere la vicenda, apre un nuovo capitolo. Secondo la ricostruzione documentale presentata dai tre ex direttori, Bifulco era nel frattempo diventato direttore del Parco nazionale dei Monti Sibillini, Febbo era già in pensione e Martino non risultava temporaneamente disponibile. Il Ministero non procede alla nomina. Con nota del **13 novembre 2018** osserva che la terna trasmessa dal Consiglio direttivo «non permette al Ministro di compiere una piena ed effettiva scelta tra una rosa di tre candidati validi». È uno dei passaggi più importanti dell'intera vicenda perché arriva direttamente dall'organo statale chiamato a scegliere il direttore tra i tre nomi indicati dal Parco. Pochi giorni dopo, il 22 novembre 2018, il Consiglio direttivo nomina **Luciano Di Martino direttore facente funzione**. La documentazione ufficiale dell'Ente conferma che l'incarico decorre dal 1° dicembre 2018, dopo il pensionamento di Di Nino e in conseguenza della mancata conclusione della procedura di conferimento del direttore. Le successive proroghe furono deliberate nel 2019 e ottennero l'assenso del Ministero vigilante. La soluzione provvisoria, però, diventa stabile. Il 17 gennaio 2019 il Consiglio direttivo approva la **deliberazione n. 1**, con la quale, secondo la ricostruzione contenuta nella memoria trasmessa al Ministero, dichiara di non poter procedere a una terna alternativa rispetto a quella del 30 ottobre 2018. La motivazione indicata sarebbe la mancanza, nei candidati, di una «idonea conoscenza del territorio, delle peculiarità e delle problematiche generali del Parco Nazionale della Majella». È una motivazione che diventa uno dei nodi centrali della vicenda: quel requisito, secondo i tre ex direttori che contestano la procedura, non era previsto nell'avviso originario. Ma soprattutto, sostengono gli stessi, l'esistenza di candidati con esperienza maturata proprio nella direzione di parchi nazionali rendeva necessario spiegare perché quella conoscenza fosse stata ritenuta insufficiente. Il tema non viene risolto da un giudizio giornalistico: sarà invece la documentazione amministrativa e giudiziaria a stabilire la portata di quella motivazione. La questione arriva nuovamente davanti alla giustizia amministrativa. Secondo la ricostruzione della vicenda, il Ministero annulla la deliberazione n. 1/2019 contestando la violazione del giudicato e della legge; il Parco impugna il provvedimento, ma il TAR Abruzzo respinge il ricorso con la sentenza n. 26 del 20 gennaio 2020. La procedura, dunque, rimane aperta. E Di Martino resta al suo posto. Nel 2022 e nel 2023 il Ministero torna a sollecitare la conclusione della selezione, chiedendo anche di verificare la permanenza della disponibilità dei candidati e la loro situazione anagrafica rispetto ai limiti per il conferimento dell'incarico. Poi arriva il 2023. E la storia sembra ripetersi. Il **10 agosto 2023**, con deliberazione n. 30, il Consiglio direttivo approva una nuova terna: **Carlo Bifulco, Mario Castorina ed Elisabetta Bruno**. Anche questa volta, però, la scelta viene contestata. In una nota del 7 settembre 2023 indirizzata al Ministero, **Massimo Pellegrini, Giorgio Boscagli e Dario Febbo** sostengono che Bifulco e Castorina avessero superato i 68 anni e che altri candidati, tra cui **Vitantonio Martino e Gennaro Esposito**, fossero invece ancora compatibili con l'incarico e avessero manifestato la propria disponibilità. Martino ed Esposito, secondo la stessa ricostruzione, avrebbero chiesto formalmente al Parco l'accesso agli atti per conoscere le ragioni della loro esclusione. Su questo punto occorre essere precisi: si tratta della ricostruzione e della contestazione contenute nella nota dei tre ex direttori. Non abbiamo ancora recuperato la successiva nota ministeriale che consenta di ricostruire integralmente la risposta del Ministero alla terna del 2023. Per questo non si può scrivere che il Ministero abbia formalmente bocciato quella terna senza acquisire quell'atto. Resta però il dato documentale: nel 2018 il Ministero aveva già rilevato che la terna non consentiva una scelta effettiva fra tre candidati validi; nel 2019 il Consiglio aveva motivato l'impossibilità di formulare una nuova terna richiamando la conoscenza del territorio; nel 2023 una nuova terna viene nuovamente contestata da tre ex direttori per la presenza, a loro giudizio, di candidati non più disponibili o non più compatibili con l'incarico. Nel frattempo, la funzione di direttore continua a essere esercitata da un facente funzione. Ed è qui che la vicenda amministrativa diventa una domanda politica e istituzionale, senza bisogno di anticipare conclusioni: **com'è stato possibile che una procedura nata nel 2012 per individuare il direttore del Parco nazionale della Maiella non sia ancora arrivata, dopo quattordici anni, a una nomina definitiva?** La legge attribuisce al **Consiglio direttivo** il compito di proporre la terna e alministro dell'Ambiente quello di scegliere e nominare il direttore. Nel mezzo ci sono atti amministrativi, richieste ministeriali, ricorsi, sentenze e due diverse terne. E c'è un nome che attraversa l'ultima parte di questa storia: Luciano Di Martino, nominato facente funzione nel novembre 2018 e ancora indicato dall'Ente come Direttore f.f. nei documenti ufficiali del 2026. Non è quindi soltanto la storia di un incarico provvisorio diventato lungo quasi 8 anni. È la storia di una procedura di nomina che, nata con 16 candidati, è passata attraverso il tentativo di cancellazione del bando, un intervento del TAR, una prima terna giudicata dal Ministero non idonea a consentire una scelta effettiva, una successiva deliberazione del Consiglio annullata dopo il contenzioso e una seconda terna nuovamente oggetto di contestazioni. E soprattutto è la storia di una domanda ancora aperta: chi ha deciso, volta per volta, che quei candidati fossero quelli da sottoporre al Ministero e sulla base di quali criteri? Per rispondere servono gli atti: i verbali integrali delle sedute del Consiglio direttivo, le votazioni sulle terne, le comunicazioni tra Parco e Ministero e soprattutto la risposta ministeriale successiva alla deliberazione n. 30 del 2023.
È lì che la lunga vicenda della Maiella può smettere di essere soltanto una successione di polemiche e diventare una ricostruzione documentale, nome per nome, decisione per decisione.

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