Mafia e spaccio, volevano fare il colpo grosso. Nei piani una rapina da 300 mila euro
· di Andrea

**SULMONA.** Tra gli episodi ricostruiti nell’inchiesta *Metamorfosi*, che ha portato alla luce un presunto sistema criminale legato a mafia e spaccio, figura anche il progetto di una rapina nella villa di un professionista. Il bottino stimato sarebbe stato di almeno 300 mila euro.
Secondo gli investigatori, il colpo sarebbe stato ideato da Ivano Antonio Di Marco con l’obiettivo di finanziare ulteriori acquisti di stupefacenti. La rapina non sarebbe stata poi eseguita, ma alcune conversazioni intercettate documenterebbero la disponibilità a ricorrere a violenze estreme per ottenere informazioni sul denaro custodito nell’abitazione.
In un dialogo tra Di Marco e un interlocutore identificato come Mario, viene ipotizzata la possibilità di torturare il proprietario della villa e di tenere lontana la moglie. «Lo siedono e si fanno dire dove sono i soldi, o glielo dici o glielo dici», afferma uno degli interlocutori. Poco dopo aggiunge: «Lo torturano, com’è, quelli fanno così».
Nel corso della conversazione si parla anche degli uomini incaricati di eseguire materialmente la rapina, descritti come persone che «non hanno paura di niente». Gli interlocutori discutono inoltre della spartizione del bottino e della necessità di verificare l’effettivo valore di quanto trovato: «Se trovano tremila devono dire tremila, no?». Il possibile bottino viene poi quantificato: «Là c’è minimo 300.000». Di Marco replica: «Ah, ma magari 100 mi accontento».
### L’aggressione diffusa sul web
Tra gli episodi citati nell’ordinanza figura anche un’aggressione che Massimiliano Le Donne avrebbe fatto riprendere e successivamente diffondere online. Secondo la valutazione del gip, la pubblicazione delle immagini avrebbe contribuito a rafforzare la capacità intimidatoria del gruppo.
Gli atti ricostruiscono inoltre alcuni incendi ai danni dell’automobile di Le Donne, ai quali sarebbe seguita la minaccia di una bomba nei confronti dei responsabili. Un altro incendio avrebbe riguardato l’auto di un uomo di circa sessant’anni, ritenuto responsabile di aver fatto intervenire i carabinieri nel bar Asso di Cuori.
### Lo spaccio e le consegne a domicilio
La distribuzione della droga, secondo l’accusa, avrebbe fatto leva su diversi depositi e su un sistema di consegne a domicilio. Andrea La Civita avrebbe raccolto gli ordini tramite applicazioni criptate, effettuando le consegne e trasferendo gli incassi a Le Donne.
Alessio Mancinelli avrebbe messo a disposizione i locali della propria gioielleria per nascondere lo stupefacente, mentre Tommaso Ludovico avrebbe offerto gli spazi della sua attività di osteopata. Anche l’abitazione di Fabrizio Pescatore sarebbe stata utilizzata come deposito.
Davide Pantano e Mario Del Monaco avrebbero collaborato nella custodia delle sostanze e nella gestione dello spaccio tra via Freda e largo San Francesco. Di Marco avrebbe imposto il pagamento immediato della droga, sospendendo le forniture ai clienti morosi e condividendone i nominativi con gli altri componenti del gruppo.
### Usura e minacce
Un ulteriore capitolo riguarda una presunta attività di usura contestata a Di Marco e Stefano Sito. I due avrebbero prestato 2 mila euro a un artigiano, chiedendo interessi mensili di 500 euro.
Ai ritardi nei pagamenti sarebbero seguite pressioni e minacce. Di Marco avrebbe fatto riferimento ai propri trascorsi criminali per ottenere la restituzione del denaro, provocando nella persona offesa una situazione di forte soggezione.
Sono 19 le persone destinatarie della custodia cautelare in carcere. Mario Iorio è invece agli arresti domiciliari. Gli indagati saranno interrogati dal gip. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento e, allo stato, vale per tutti la presunzione di innocenza.
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