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Mafia e spaccio "non siamo criminali". Solo in tre rispondono al giudice

· di Andrea
Mafia e spaccio "non siamo criminali". Solo in tre rispondono al giudice
Bocche cucite per la maggior parte dei venti arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Metamorfosi”, l’operazione della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila che ha portato alla luce, secondo l’ipotesi accusatoria, un articolato sodalizio criminale dedito alle attività mafiose e allo spaccio di sostanze stupefacenti sul territorio peligno. Sono iniziati alle 10 gli interrogatori di garanzia davanti al gip del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi. Una giornata intensa, scandita dalle audizioni in presenza e da remoto, durante la quale numerosi indagati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, riservandosi di approfondire gli atti dell’inchiesta insieme ai rispettivi difensori. Il primo a essere ascoltato è stato Ivano Antonio Di Marco, collegato dal carcere e assistito dall’avvocato Stefano Michelangelo. Ritenuto dagli inquirenti uno dei principali promotori dell’organizzazione insieme a Massimiliano Le Donne. Stessa linea per Andrea La Civita, 49 anni, difeso dagli avvocati Catia Puglielli e Alessandro Margiotta. L’uomo, accusato di aver collaborato con il gruppo e di aver risposto agli ordini dell’organizzazione, era stato arrestato nel settembre 2025 con un chilo di cocaina. Sceglieranno probabilmente la stessa linea Massimiliano Le Donne, Davide Pantano e Mario Del Monaco, tutti difesi dall’avvocato Guido Colaiacovo. Le Donne è indicato dalla Procura come figura di vertice del sodalizio criminale autoctono, mentre Pantano e Del Monaco sono accusati di aver collaborato con lui nella gestione della piazza di spaccio di via Freda. L'avvocato Colaiacovo ha ottenuto un rinvio per domani per esaminare gli atti. Davanti al giudice domani comparirà anche Daniele Cellini, accusato di aver consentito di pagare la droga con il pos nel suo locale.
Hanno scelto il silenzio anche Alessio Mancinelli e Nicolino Di Bucci, assistiti dall’avvocata Silvia Iafolla. A Mancinelli viene contestato, tra l’altro, di aver messo a disposizione del sodalizio alcuni locali in piazza Plebiscito. Diversa la posizione di Aldo Ferrera, 23enne di Pratola Peligna, difeso dall’avvocato Mario Iacovone, che ha invece risposto alle domande del gip. Il giovane ha spiegato di aver accompagnato il cugino a Roccaraso, sostenendo di non essere a conoscenza né della disponibilità dell’arma né del fatto che fosse stata commissionata da Maccarone. Hanno fornito la propria versione dei fatti anche Stefano Sito e Tommaso Ludovico, difesi rispettivamente dagli avvocati Stefano Michelangelo e Claudia Sciarra. Sito ha dichiarato di essersi messo a disposizione esclusivamente per favorire il reinserimento di un ex detenuto, dopo aver appreso delle sue difficoltà economiche. Ludovico ha invece ammesso di essere un assuntore di sostanze stupefacenti, sostenendo tuttavia di aver agito autonomamente e di non aver risposto alle direttive del gruppo. Hanno preferito non rispondere Mario Pallozzi, difeso dagli avvocati Piercarlo Cirilli e Alessandra Faiella, accusato di essere prestanome di Di Marco, e Fabrizio Pescatore, assistito dall’avvocato Luca Tirabassi che secondo l'accusa avrebbe messo a disposizione un'abitazione come deposito per il sodalizio e aver frazionato la cocaina. Per quest’ultimo la scelta sarebbe stata dettata anche dalla necessità di esaminare attentamente il fascicolo. Tra gli indagati che hanno scelto di non rispondere figura anche Mattia Gasbarro, 23 anni, difeso dall’avvocata Cinzia Simonetti. Il giovane lavorava nell’attività commerciale aperta da Pallozzi e Sito per conto di Di Marco. Secondo la prospettazione difensiva, il ventitreenne sarebbe più una persona offesa che un collaboratore del sodalizio, avendo subito botte, ricatti e violenze. La difesa ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Scena muta anche per Michele Di Muro, Giuseppe Di Muro, Mario Iorio, Giovanni Massa ed Enri Bisha, ascoltati nel corso degli ultimi interrogatori da remoto. Nel corso della giornata è arrivata anche la presa di posizione della senatrice Gabriella Di Girolamo, che ha definito allarmanti gli elementi emersi dall’operazione. Nella sua nota ha richiamato le dimensioni economiche del presunto traffico di stupefacenti, stimato dagli investigatori in un giro d’affari tra i 180 e i 200mila euro mensili, e la presunta saldatura tra un gruppo criminale locale e figure riconducibili a contesti mafiosi e camorristici. L'inchiesta, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe documentato un sistema caratterizzato da spaccio di cocaina, estorsioni, intimidazioni, incendi e disponibilità di armi ed esplosivi, con attività commerciali utilizzate come basi operative e persino pagamenti attraverso il Pos. Gli interrogatori di garanzia rappresentano ora uno dei primi passaggi della fase cautelare. Le posizioni degli indagati saranno valutate alla luce delle contestazioni formulate dalla Procura e delle eventuali richieste delle difese. Il giudice si esprimerà nei prossimi giorni

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