Lite a scuola e accuse infondate, docente sospesa per tredici giorni. Scatta il ricorso
· di Andrea

Una docente di circa 50 anni è stata sospesa dal servizio per 13 giorni dopo aver pronunciato, secondo l’amministrazione scolastica, dichiarazioni lesive dell’immagine e della reputazione della dirigente dell’istituto. Il provvedimento, adottato dall’Ufficio scolastico regionale, è stato impugnato dalla docente davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Sulmona.
La vicenda riguarda una serie di episodi che si sarebbero verificati in una scuola del territorio. Stando alla contestazione disciplinare, l’insegnante avrebbe messo in dubbio la correttezza dell’operato della dirigente, arrivando ad adombrare anche presunte irregolarità nella gestione di fondi pubblici destinati a progetti scolastici. Tali ipotesi, secondo la ricostruzione dell’amministrazione, non avrebbero trovato riscontro.
Le dichiarazioni contestate avrebbero riguardato diversi aspetti dell’organizzazione dell’istituto: dall’assegnazione degli incarichi interni alla nomina dei responsabili dei progetti finanziati con risorse pubbliche, fino alla gestione delle attività didattiche e delle dotazioni informatiche.
In conversazioni con colleghi e genitori, nonché durante riunioni scolastiche e consigli di classe, la docente avrebbe espresso dubbi sulla gestione delle risorse e sul funzionamento della scuola. In un’occasione, parlando con un genitore, avrebbe definito l’istituto «caotico». In altri episodi avrebbe segnalato problemi legati al registro elettronico, all’assenza di laboratori e alla carenza di attrezzature digitali, ipotizzando inoltre possibili accessi non autorizzati al proprio computer.
Secondo l’amministrazione, tali condotte avrebbero oltrepassato i limiti della legittima critica all’organizzazione scolastica, incidendo sulla reputazione professionale della dirigente. Da qui la decisione di applicare la sospensione disciplinare.
La docente ha contestato il provvedimento e si è rivolta al giudice del lavoro del Tribunale di Sulmona. Sarà ora il procedimento giudiziario a stabilire se la sanzione sia legittima e a valutare la ricostruzione dei fatti. Al centro del contenzioso vi è il delicato equilibrio tra il diritto del personale scolastico di esprimere critiche e segnalare eventuali disfunzioni e il dovere di tutelare la reputazione delle persone coinvolte.
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