La città in mano alla criminalità organizzata
· di Andrea

Ci sono notizie che non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca. Ci sono operazioni giudiziarie che dovrebbero costringere un'intera comunità a fermarsi, riflettere e, soprattutto, interrogarsi. L'operazione Metamorfosi è una di queste.
Quello che emerge dall'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila e condotta dalla Polizia di Stato è un quadro che, se confermato nelle sedi giudiziarie, restituisce un'immagine profondamente preoccupante di Sulmona e della Valle Peligna.
Venti misure cautelari, un'organizzazione che, secondo l'ipotesi investigativa, avrebbe cercato di imporre il monopolio della cocaina, un giro d'affari stimato tra i 180 e i 200 mila euro al mese, minacce, estorsioni, aggressioni, incendi e disponibilità di armi ed esplosivi. Non siamo davanti alla rappresentazione di un fenomeno marginale, confinato ai margini della società. Siamo davanti a un'ipotesi di penetrazione criminale che investe direttamente il controllo del territorio.
Ed è proprio questo l'aspetto che dovrebbe farci più paura.
Perché quando la criminalità organizzata non si limita a vendere droga, ma pretende di stabilire chi può farlo, chi deve pagare, chi deve obbedire e chi deve tacere, non siamo più soltanto davanti a un problema di ordine pubblico. Siamo davanti a una sfida alla libertà di un'intera comunità.
La mafia non ha bisogno necessariamente di conquistare un municipio, occupare un palazzo o esibire pubblicamente il proprio potere. Le basta riuscire a condizionare la vita quotidiana, seminare timore, creare dipendenze, imporre silenzi. Il suo vero obiettivo è trasformare la paura in una regola non scritta.
E allora la domanda diventa inevitabile: come è stato possibile che un sistema criminale di queste dimensioni abbia potuto svilupparsi in un territorio come il nostro?
Sulmona non è una metropoli anonima. È una città fatta di relazioni, famiglie, attività commerciali, associazioni, luoghi di incontro. Una comunità nella quale spesso ci si conosce e ci si incontra quotidianamente. Eppure, secondo la ricostruzione degli investigatori, proprio qui sarebbe stato possibile costruire un sistema capace di intrecciare interessi criminali locali e collegamenti con ambienti organizzati di altre regioni.
Questo dovrebbe farci riflettere anche su un'altra questione: la criminalità organizzata non arriva sempre da fuori. Può trovare terreno fertile dove esistono fragilità, convenienze, indifferenza e disponibilità a chiudere gli occhi.
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