Intasca i soldi della sua assistita. Amministratrice di sostegno condannata a tre anni e quattro mesi per peculato
· di Andrea

Tre anni e quattro mesi di reclusione, interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e pagamento delle spese processuali. È la condanna inflitta dal collegio del tribunale di Sulmona a G.P., 61 anni, accusato di peculato, ossia per essersi appropriata dei risparmi della propria assistita, un'anziana di Roccacasale poi deceduta. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo la morte dell’anziana – avvenuta mentre era ricoverata in una casa di riposo – l’imputata avrebbe continuato a gestire il conto corrente intestato alla donna, effettuando una serie di prelievi ritenuti anomali. L’istituto di credito, insospettito da movimenti giudicati fuori scala rispetto alla normale operatività del conto, avrebbe segnalato alla sede centrale operazioni per un totale di circa 40mila euro, attivando così l’intervento della Guardia di Finanza di Sulmona. Dalle indagini sarebbe emerso, secondo l’accusa, che la donna si avrebbe utilizzato la disponibilità del conto per scopi personali, pur essendo – in quanto amministratore di sostegno nominato dal Tribunale – un pubblico ufficiale tenuto a gestire il patrimonio dell’assistita in modo trasparente e nell’interesse esclusivo della beneficiaria.
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Nella prima fase dell’inchiesta erano stati coinvolti anche la figlia e l’ex genero dell’anziana, ipotizzati come percettori di denaro di origine illecita. L’approfondimento investigativo non ha però fatto emergere elementi a loro carico e i due sono stati prosciolti già all’udienza preliminare.
Per Pavone, invece, è arrivata la condanna in primo grado da parte del collegio presieduto dal giudice Emanuele Lucchini. La donna, attraverso il proprio legale Giuseppe Giammarco, ha respinto le accuse, sostenendo di aver utilizzato le somme prelevate per far fronte alle spese legate all’assistenza della beneficiaria
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