Salta al contenuto

Infezione dopo intervento alla caviglia, condannati due ospedali. Donna risarcita per 70 mila euro

· di Andrea
Infezione dopo intervento alla caviglia, condannati due ospedali. Donna risarcita per 70 mila euro
Un risarcimento complessivo di circa 70mila euro, comprese le spese processuali, è stato riconosciuto a una donna originaria di Sulmona che aveva sviluppato una grave infezione dopo un intervento chirurgico alla caviglia. La vicenda si è conclusa con una sentenza del Tribunale civile di Sulmona. La paziente, che all’epoca dei fatti aveva 62 anni, era stata sottoposta nel febbraio 2017 a un’operazione per la riduzione di una frattura alla caviglia. Dopo l’intervento era comparsa un’infezione che aveva coinvolto anche l’osso, causando ulteriori problemi di salute e rendendo necessario un lungo percorso di cure. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, il principale profilo di responsabilità avrebbe riguardato il ritardo nel riconoscimento dell’infezione e nell’avvio degli accertamenti e delle terapie necessarie. La donna aveva contestato ai sanitari di non essere intervenuti tempestivamente, sia durante il primo ricovero nell’ospedale di Castel di Sangro sia durante i successivi controlli effettuati presso il presidio ospedaliero di Isernia. Le due strutture coinvolte avevano respinto le accuse, attribuendosi reciprocamente la responsabilità dell’aggravamento delle condizioni della paziente. La prima sosteneva che l’evoluzione della malattia fosse stata determinata dalla gestione successiva, mentre la seconda riteneva che l’infezione fosse già presente e che la mancata diagnosi tempestiva fosse riconducibile alla fase precedente.
Dopo aver esaminato la documentazione e valutato le conclusioni dei consulenti tecnici, il Tribunale ha stabilito che entrambe le strutture avevano contribuito all’aggravamento del quadro clinico. In particolare, sarebbero mancati controlli e approfondimenti adeguati a individuare rapidamente l’infezione e a intervenire in modo efficace. La responsabilità è stata quindi ripartita tra i due presidi: il 65% a carico della prima struttura e il 35% della seconda, in relazione al contributo attribuito a ciascuna nel ritardo diagnostico e nella gestione della complicanza. Alla paziente sono stati riconosciuti circa 50mila euro per i danni alla salute, le sofferenze patite e le spese mediche sostenute. A questa somma si sono aggiunti interessi, rivalutazione monetaria, spese legali e costi della consulenza tecnica, per un importo complessivo di circa 69mila euro.

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!

Lascia un commento

Nessuna registrazione richiesta. L'email non viene pubblicata.