Incendio Morrone, svolta per le indagini. Procura sequestra atti nella sede del Parco
· di Andrea

Incendio sul Monte Morrone, svolta nelle indagini: sequestrati gli atti del Parco della Maiella
Arriva la svolta investigativa per l'inchiesta sull’incendio che ha devastato il Monte Morrone. Poco dopo mezzogiorno, la polizia giudiziaria si è presentata negli uffici del Parco Nazionale della Maiella, all’interno dell’Abbazia Celestiniana, per eseguire il sequestro e l’acquisizione degli atti disposta dal capo della Procura della Repubblica di Sulmona Luciano D'Angelo.
Gli investigatori hanno raccolto la documentazione riguardante le attività svolte dall’ente negli ultimi anni, con particolare attenzione agli interventi di monitoraggio del territorio, ai piani di prevenzione degli incendi, alle procedure operative e alle iniziative finalizzate alla mitigazione del rischio idrogeologico. Il periodo preso in considerazione va dal 2017 a oggi.
Gli atti saranno ora esaminati dagli inquirenti per verificare l’eventuale esistenza di criticità nella programmazione, nella gestione e nell’attuazione degli interventi previsti nell’area protetta. L’acquisizione della documentazione rappresenta un passaggio significativo, dal momento che l'attività di polizia giudiziaria si sposta ufficialmente sull’operato dell'ente Parco in ordine alle responsabilità nella tutela e nella gestione del territorio interessato dal rogo. Dalle indiscrezioni trapelate finora, non sono state eccepite contestazioni nei confronti dell’Agenzia regionale di Protezione civile. Questo elemento viene interpretato come un’indicazione di una gestione ritenuta efficace ed efficiente.
Al momento, il fascicolo resta contro ignoti. L’indagine, tuttavia, procede senza sosta e la Procura sta ricostruendo con attenzione le decisioni assunte e le attività effettuate durante i giorni più delicati dell’emergenza.
Secondo le indiscrezioni, gli inquirenti starebbero concentrando l’attenzione soprattutto sull’arco temporale compreso tra il 9 e il 19 agosto. È in questi giorni, infatti, che potrebbero essersi configurate eventuali condotte imprudenti, negligenze o omissioni nella gestione delle operazioni di contenimento del fuoco.
L’incendio era divampato il 9 agosto e, dopo settimane di interventi, era stato formalmente dichiarato chiuso il 15 settembre. Nel corso dell’emergenza si erano registrate due ripartenze, una prima e una dopo Ferragosto, che avevano complicato ulteriormente le operazioni di spegnimento e richiesto il ripetuto impiego di uomini e mezzi.
La ricostruzione cronologica degli eventi sarà quindi centrale per stabilire se, nei momenti successivi all’innesco o durante le fasi di riaccensione, siano state adottate tutte le misure necessarie per circoscrivere il fronte del fuoco e impedirne la propagazione.
Le prime stime indicano un’area boschiva danneggiata di circa 1.200 ettari. Si tratta di una superficie molto estesa, il cui effettivo livello di compromissione dovrà essere valutato attraverso una mappatura dettagliata. Il rogo ha interessato un territorio di particolare valore naturalistico e ambientale, caratterizzato da boschi, aree protette e zone sottoposte a vincoli di tutela.
A questo bilancio si aggiungono i costi sostenuti per le operazioni di spegnimento. Secondo i dati parziali disponibili, la spesa per il solo impiego dei mezzi aerei avrebbe raggiunto complessivamente i dieci milioni di euro. Una cifra significativa, destinata probabilmente a crescere quando saranno completati i conteggi relativi agli interventi da terra, alla logistica, al personale impiegato e alle successive attività di messa in sicurezza.
Nei prossimi giorni, a mappare con maggiore precisione le dimensioni del rogo saranno i droni della Protezione civile. L’utilizzo di questi strumenti consentirà di ottenere immagini dettagliate delle aree colpite, individuare i punti maggiormente danneggiati e valutare la presenza di criticità residue, come tronchi ancora incandescenti, zone instabili o possibili rischi di erosione e dissesto.
L’acquisizione degli atti negli uffici del Parco sposta l’attenzione anche sulla gestione complessiva dell’area protetta. Gli investigatori dovranno verificare quali fossero i protocolli in vigore, quali attività di controllo fossero state programmate e con quale frequenza fossero stati effettuati monitoraggi e sopralluoghi.
Particolare rilievo potrebbe assumere anche l’esame dei piani di prevenzione e delle comunicazioni intercorse tra i diversi soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza. L’obiettivo sarà ricostruire la catena decisionale, accertando tempi, competenze e modalità di intervento.
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