Bruno e Big Luciano, un patto per la città. La ricetta degli "ex" per le politiche
· di Andrea

Rimettere Sulmona e il suo comprensorio al centro di una strategia concreta di sviluppo, partendo dalle criticità del territorio e arrivando a un programma condiviso di investimenti. È questo l’obiettivo dell’incontro promosso dall’ex sindaco Bruno Di Masci all’hotel Ovidius, dove si è ritrovata una parte del centrosinistra cittadino per discutere delle prospettive economiche e sociali della Valle Peligna.
Al confronto hanno partecipato gli ex sindaci Peppino Ranalli, Franco La Civita e Gianfranco Di Piero, l'ex vice sindaco Luciano Marinucci, insieme ad altri esponenti politici, amministratori e rappresentanti sindacali. Ospite principale il deputato del Partito democratico Luciano D’Alfonso, al quale Di Masci ha rivolto un appello affinché si attivi un percorso istituzionale capace di tradurre le esigenze locali in progetti concreti.
Spopolamento, l’emergenza da affrontare
Tra le questioni più urgenti c’è il progressivo calo della popolazione. Secondo i dati richiamati durante l’incontro, Sulmona perde ogni anno tra 120 e 150 residenti. Una tendenza che, se confermata nel tempo, potrebbe portare la città a scendere intorno ai 16mila abitanti nell’arco di dieci o quindici anni.
«La situazione del nostro territorio è molto precaria e ha bisogno di una scossa, ma una scossa forte», ha affermato Di Masci, indicando nello spopolamento una delle principali emergenze da affrontare.
Da qui la proposta di istituire una Zona economica speciale dedicata alle aree interne e di creare un laboratorio permanente di idee, aperto al contributo delle istituzioni, delle forze politiche e delle realtà economiche e sociali.
L’ex sindaco ha chiarito che l’iniziativa non nasce contro qualcuno, ma dalla volontà di contribuire al futuro della città. «Ho 84 anni, voglio molto bene alla città e al mio territorio», ha dichiarato, invitando a superare le divisioni politiche per individuare soluzioni condivise.
La proposta ha trovato nel deputato Luciano D’Alfonso un interlocutore per avviare una riflessione sulle risorse disponibili e sugli strumenti istituzionali da utilizzare.
Il primo passo, secondo D’Alfonso, deve essere una ricognizione puntuale delle necessità e delle potenzialità del territorio. «Facciamo una fotografia a tutti i bisogni, alle emergenze, ai buchi che sta patendo questa città e questo territorio», ha affermato, sottolineando la necessità di considerare Sulmona insieme ai comuni del comprensorio.
Tra le ipotesi indicate figura il ricorso al contratto istituzionale di sviluppo, attraverso un percorso che coinvolga amministrazioni locali, imprenditori, associazioni, sindacati, scuole e università.
D’Alfonso ha inoltre richiamato le risorse regionali destinate alla coesione e allo sviluppo, quantificate durante l’incontro in circa tre miliardi di euro, indicando la necessità di individuare priorità, progetti e procedure in grado di trasformare le disponibilità finanziarie in opportunità concrete.
Per elaborare una strategia efficace, il deputato ha proposto anche il coinvolgimento di soggetti specializzati nell’analisi economica e nella programmazione, come Svimez, Cgia di Mestre e il professor Giuseppe Catalano.
L’obiettivo è costruire un’agenda di investimenti, semplificazioni e incentivi, capace di sostenere le attività economiche, rafforzare i servizi e valorizzare le risorse storiche, culturali e ambientali del territorio.
«Serve che la democrazia locale passi dalla lamentazione o dal conflitto interiore a una dimensione di proposta», ha sottolineato D’Alfonso, invitando a trasformare le difficoltà in un percorso operativo.
Pingue punta su ITS e alta formazione
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche l’ex consigliere comunale Fabio Pingue, che ha posto l’accento sul ruolo della formazione e delle competenze come leve per contrastare la crisi economica e demografica.
Le trasformazioni tecnologiche e produttive, ha osservato, richiedono professionalità sempre più specializzate. In questo scenario, gli Istituti tecnologici superiori (ITS) possono rappresentare un’opportunità per avvicinare la preparazione dei giovani alle esigenze delle imprese, favorendo l’occupazione e creando nuove prospettive per chi oggi è costretto a cercare lavoro altrove.
Pingue ha richiamato anche il lavoro avviato sul tema durante l’amministrazione Di Piero, evidenziando l’importanza di rafforzare il legame tra scuola, formazione tecnica e sistema produttivo.
Un altro punto affrontato riguarda i finanziamenti destinati al progetto di Niko Romito. Pingue ha criticato il dibattito sviluppatosi nel centrosinistra, sostenendo che la presenza sul territorio dell’Accademia dello chef, della scuola alberghiera e dell’istituto agrario Serpieri avrebbe potuto favorire un partenariato pubblico-privato per sviluppare un polo di alta formazione enogastronomica.
Secondo questa impostazione, le strutture già presenti avrebbero potuto diventare parte di una strategia più ampia, capace di integrare istruzione, specializzazione professionale, impresa e valorizzazione delle eccellenze locali.
Il patrimonio pubblico come risorsa per lo sviluppo
Pingue ha infine richiamato l’attenzione sul patrimonio di strutture e servizi pubblici di Sulmona, dagli impianti sportivi agli edifici scolastici, fino alle risorse culturali e monumentali.
Un insieme di beni che può contribuire alla qualità della vita e all'attrattività della città, ma che necessita di manutenzione, gestione efficiente e programmazione.
Il confronto all’hotel Ovidius ha così riportato al centro del dibattito la necessità di una visione condivisa per il futuro della Valle Peligna. La sfida, adesso, sarà passare dalle analisi alle proposte operative, individuando priorità, risorse e responsabilità istituzionali.
Il laboratorio immaginato da Di Masci punta proprio a questo: creare uno spazio stabile di confronto che, al di là degli schieramenti, possa contribuire a costruire una nuova agenda di sviluppo per Sulmona e il suo territorio.
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