Costretta a vivere tra crack e percosse, ventenne segregata. Nei guai 51enne
· di Andrea

Un’altra vicenda di sopraffazione e violenza, connessa anche al traffico di sostanze stupefacenti, emerge dagli atti dell’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Nel registro degli indagati è stato iscritto un uomo di 51 anni, accusato di sequestro di persona.
A denunciare il caso all’autorità giudiziaria è stata la squadra anticrimine del commissariato di polizia, diretto dal vice questore aggiunto Rosa D’Amelio. Gli investigatori hanno avviato gli accertamenti dopo aver raccolto le segnalazioni di alcuni residenti e testimoni di un quartiere periferico della città.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe coinvolto una ragazza allora giovanissima nel rifornimento di droga, conquistandone gradualmente la fiducia. In un secondo momento, sempre stando alla ricostruzione degli inquirenti, l’avrebbe indotta a entrare nella propria abitazione, prima attraverso la persuasione e la disponibilità di sostanze stupefacenti, poi mediante minacce e violenze.
La giovane, oggi ventenne, sarebbe stata costretta a vivere per mesi in un ambiente degradato e in precarie condizioni igieniche, tra crack, isolamento e percosse. Per lungo tempo sarebbe rimasta lontana dalla famiglia, dagli amici e dal datore di lavoro, finendo in un contesto che, secondo gli investigatori, era diventato un punto di riferimento per lo spaccio di droga tra diversi giovani.
I familiari si sarebbero recati più volte sotto l’abitazione dell’uomo nel tentativo di convincerla a tornare a casa. In quelle occasioni il 51enne avrebbe sostenuto che la ragazza fosse maggiorenne e che fosse sua volontà restare con lui, affermando: «È lei che vuole stare con me». Anche gli interventi delle forze dell’ordine non avrebbero inizialmente fatto emergere elementi sufficienti per escludere un allontanamento volontario.
Le successive indagini, tuttavia, avrebbero delineato uno scenario diverso: la giovane sarebbe stata trattenuta attraverso minacce, pressioni psicologiche e la dipendenza dalle sostanze. Gli investigatori riferiscono inoltre che la ragazza non sarebbe stata alimentata adeguatamente e che, in alcune circostanze, l’uomo l’avrebbe chiusa in una piccola stanza. In un episodio, sarebbe rimasta segregata per quattro giorni in uno sgabuzzino, proprio per impedirle di uscire e raccontare all’esterno ciò che accadeva nell’abitazione.
A sostegno della ricostruzione sono state raccolte le testimonianze dei familiari e di altre persone informate sui fatti, oltre alla documentazione sanitaria relativa agli accessi della giovane al pronto soccorso per stati d’ansia e ulteriori conseguenze fisiche e psicologiche.
Dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria, la ragazza ha intrapreso un percorso terapeutico e si è allontanata da quella che gli inquirenti descrivono come una vera e propria prigione, che le avrebbe sottratto mesi di vita, relazioni e socialità.
Il 51enne, attualmente agli arresti domiciliari per la violazione dell’obbligo di firma, ha respinto ogni accusa, sostenendo di non aver mai usato violenza né costretto la giovane a rimanere nella propria abitazione contro la sua volontà. Le accuse dovranno ora essere verificate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
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