Cocaina rosa e caramelle, allarme del SerD sulle "droghe invisibili"
· di Andrea

SULMONA – Cocaina rosa, ketamina e caramelle gommose contenenti Mdma. Il maxi sequestro eseguito nei giorni scorsi dai Carabinieri della Compagnia di Sulmona riaccende l’attenzione sulle nuove sostanze psicoattive e su un mercato della droga che, anche nei centri di provincia, appare sempre più diversificato. L’operazione, culminata nell’arresto di una coppia, ha portato al rinvenimento di circa 150 grammi di cocaina, 17 grammi della cosiddetta “cocaina rosa”, circa 380 grammi di ketamina e un chilo e mezzo di caramelle gommose contenenti Mdma. Secondo l’ipotesi investigativa, almeno una parte delle sostanze sarebbe stata destinata al mercato locale. L’inchiesta sarebbe partita dalla presunta cessione di cocaina a una giovane. Gli ulteriori accertamenti avrebbero poi condotto i militari all’abitazione dei due indagati, dove sarebbe stato trovato il consistente assortimento di stupefacenti. Al di là degli aspetti giudiziari, ancora da definire nelle sedi competenti, il sequestro offre uno spaccato significativo sull’evoluzione delle modalità di approvvigionamento e consumo. A spiegare la portata del fenomeno è Angela Maccallini, direttrice del SerD Area Peligno-Sangrina. Nei servizi per le dipendenze di Sulmona e, più in generale, nei SerD abruzzesi, la cosiddetta cocaina rosa non risulta attualmente tra le sostanze maggiormente rilevate nei pazienti. Questo dato, tuttavia, non permette di escluderne la presenza sul territorio. «Chi consuma la cosiddetta “cocaina rosa”, nella maggior parte dei casi, non arriva ai SerT», spiega Maccallini. I servizi sanitari intercettano soprattutto le persone che hanno sviluppato una dipendenza, che presentano conseguenze evidenti o che entrano in contatto con le strutture per problemi correlati all’uso di sostanze. Il consumo occasionale, ricreativo o legato agli ambienti della movida può invece rimanere invisibile. La mancata presenza nei dati del SerD, quindi, non coincide necessariamente con l’assenza della sostanza nella comunità. È una distinzione importante, soprattutto quando si parla di prodotti sintetici consumati da persone che non si definiscono consumatrici abituali e che spesso non percepiscono il rischio legato all’assunzione. Anche il nome “cocaina rosa” può creare equivoci. Non si tratta necessariamente di cocaina colorata. Con questa denominazione vengono commercializzati preparati diversi, spesso associati ai termini tusi o tucibi, la cui composizione può cambiare sensibilmente da una partita all’altra. Le miscele possono contenere ketamina, Mdma, stimolanti, anestetici o altre molecole psicoattive. Di conseguenza, anche gli effetti risultano difficili da prevedere. L’aspetto, il colore e il nome utilizzato sul mercato non offrono garanzie sulla composizione reale. «È una sostanza particolarmente costosa, associata soprattutto a determinati contesti di consumo», sottolinea Maccallini. Accanto ai prodotti venduti a prezzi elevati esiste però un’offerta più ampia di sostanze sintetiche, con costi e modalità di assunzione differenti. Le polveri colorate, le pasticche e persino gli alimenti modificati possono rendere il prodotto più facilmente riconoscibile o appetibile, ma non ne riducono la pericolosità. Il rischio è anzi amplificato dall’incertezza sulla quantità e sulla natura delle sostanze contenute. Il nuovo sequestro riguarda anche la ketamina, già comparsa nella cronaca locale. Nell’ultimo anno, nel tunnel di Santa Chiara, erano stati sequestrati 45 grammi della sostanza. Il quantitativo rinvenuto nell’ultima operazione è molto più consistente e conferma l’attenzione degli investigatori verso un mercato che non comprende più soltanto cocaina, eroina e cannabis. «Anche nelle province comincia a essere presente una modalità diversa di consumo, legata alle sostanze sintetiche e a nuove forme di divertimento», osserva la direttrice del SerD. Il riferimento è agli ambienti ricreativi, alle feste e ai contesti nei quali le sostanze vengono assunte per aumentare la resistenza, alterare la percezione o intensificare le esperienze sociali. In questi ambienti, il consumo può essere episodico e non accompagnato da una richiesta immediata di aiuto. Proprio per questo diventa più difficile da rilevare attraverso i canali tradizionali.
I dati del SerD Area Peligno-Sangrina relativi al 2025 mostrano comunque una domanda di assistenza significativa. Nel corso dell’anno sono state effettuate circa 25 mila prestazioni, rispetto alle circa 20 mila del 2023. Le nuove prese in carico sono state 84 e le cartelle cliniche complessivamente gestite hanno superato quota duemila. Sono stati inoltre avviati 20 programmi terapeutici in comunità, mentre 34 pazienti sono stati seguiti nell’ambito di affidamenti in prova o misure cautelari. Sul fronte degli accertamenti, il servizio ha eseguito 1.241 test per la ricerca di sostanze stupefacenti e 1.445 riunioni dedicate all’esame e alla diagnosi dei casi clinici. Sono state circa 8 mila, inoltre, le somministrazioni o gli affidamenti di farmaci sostitutivi. Tra le sostanze tradizionali, nel 2025 il SerD ha registrato un incremento del consumo di cocaina e alcol. È aumentata anche la richiesta di intervento per il disturbo da gioco d’azzardo, a conferma di un quadro delle dipendenze sempre più articolato, nel quale l’uso di sostanze può intrecciarsi con altre forme di comportamento problematico. Un capitolo specifico riguarda la realtà carceraria. Il SerD Area Peligno-Sangrina presta assistenza specialistica anche ai detenuti della Casa di reclusione di Sulmona. Il rapporto tra dipendenze e sistema penitenziario resta rilevante a livello nazionale. Al 31 dicembre 2025, secondo i dati riportati nel Rapporto 2026, erano 21.562 i detenuti presenti per reati commessi in violazione della normativa sugli stupefacenti, pari al 34% della popolazione detenuta. Considerando il solo articolo 73 del decreto del presidente della Repubblica 309 del 1990, relativo principalmente alla produzione, al traffico e alla detenzione illeciti, i detenuti erano circa 20.542, pari al 32% del totale. Anche alla luce di questo scenario, il SerD di Sulmona ha rafforzato l’attività di formazione sulle nuove droghe. A settembre si è concluso il secondo ciclo di lezioni rivolto agli allievi della Scuola di formazione della Polizia penitenziaria. Il percorso era dedicato alle droghe sintetiche e alle nuove sostanze psicoattive e ha coinvolto Maccallini e altre professioniste del servizio. L’obiettivo è fornire agli operatori strumenti aggiornati per riconoscere i cambiamenti negli stili di consumo, comprendere gli effetti delle sostanze e individuare più rapidamente eventuali situazioni di rischio. Il sequestro di Sulmona, da solo, non consente di quantificare la diffusione delle nuove sostanze sul territorio e non dimostra che la cocaina rosa sia già diventata un fenomeno consolidato in città. Rappresenta però un elemento concreto: quelle sostanze sono entrate nella disponibilità della piazza locale. La loro presenza suggerisce che anche il mercato provinciale si sta adeguando a tendenze già osservate in altri contesti, con prodotti sintetici, miscele dalla composizione incerta e modalità di consumo più difficili da intercettare. La fotografia restituita dagli operatori sanitari è dunque quella di un fenomeno parziale e in trasformazione. Il SerD osserva soprattutto la parte del problema che arriva ai servizi, mentre una quota del consumo può restare sommersa. Per questo, accanto all’attività di cura, diventano fondamentali prevenzione, informazione e formazione. Conoscere la reale composizione delle sostanze, evitare di considerare sicuro un prodotto solo perché viene presentato come nuovo o “da festa” e riconoscere tempestivamente i segnali di abuso sono passaggi essenziali per ridurre i rischi. La sfida, per le istituzioni e per i servizi, è riuscire a seguire un mercato che cambia rapidamente, prima che le nuove sostanze producano effetti più visibili sulla salute individuale e sulla comunità.
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