Cinquemila euro per evitare di finire in rete. Giovane sulmonese denuncia il ricatto a luci rosse
· di Andrea

SULMONA, 15 settembre – Cinquemila euro per far sparire una minaccia. È la somma che, secondo quanto denunciato da un 26enne di Sulmona, sarebbe stata richiesta dopo una conversazione privata nata online e culminata nello scambio di immagini intime. In caso di mancato pagamento, il materiale sarebbe stato pubblicato su internet o inviato direttamente a familiari, amici e conoscenti.
Una vicenda che ora è finita sul tavolo degli investigatori e della magistratura, chiamati a ricostruire ogni passaggio della storia e soprattutto a identificare la persona che avrebbe avanzato la richiesta.
Tutto sarebbe iniziato con una conoscenza su un’applicazione online. Dopo i primi messaggi, il rapporto sarebbe proseguito attraverso lo scambio dei numeri di telefono e una conversazione su WhatsApp. Durante una videochiamata sarebbero stati condivisi contenuti di natura privata e immagini a sfondo sessuale.
Poi il cambio di scenario. Il giovane avrebbe ricevuto la richiesta di versare 5mila euro per evitare la diffusione del materiale. Una pressione accompagnata, secondo la denuncia, dalla prospettiva di far arrivare le immagini anche alle persone della sua cerchia personale.
Di fronte al ricatto, il 26enne ha scelto di non pagare e di rivolgersi alle forze dell’ordine. Gli investigatori potranno ora passare al setaccio chat, profili social, numeri telefonici e account utilizzati per i contatti, alla ricerca di elementi utili per risalire al presunto autore e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.
L’ipotesi investigativa è quella di un tentativo di estorsione connesso alla minaccia di diffusione illecita di materiale sessualmente esplicito, condotta che può rientrare nella fattispecie comunemente conosciuta come revenge porn. Al momento, tuttavia, si tratta di un’ipotesi e saranno gli accertamenti a stabilire l’esatta qualificazione dei fatti e le eventuali responsabilità.
Il caso riaccende i riflettori anche sulle truffe e sui ricatti a sfondo sessuale che possono svilupparsi attraverso il web. Lo schema, in molti casi, è simile: una conoscenza apparentemente innocua, il progressivo instaurarsi di un rapporto di fiducia, la condivisione di materiale personale e, infine, la richiesta di denaro accompagnata dalla minaccia di rendere pubblici quei contenuti.
Un meccanismo che può trasformarsi rapidamente in una spirale di pressioni. Proprio per questo, davanti a richieste di denaro e minacce di diffusione di immagini private, l’invito è a non assecondare il ricatto, non effettuare pagamenti e conservare tutte le comunicazioni e le tracce digitali, rivolgendosi immediatamente alle autorità.
Commenti
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!













