Bimba finita in rianimazione: il giudice manda sotto processo il pediatra. Primario scagionato
· di Andrea

## Bimba finita in terapia intensiva: il gip proscioglie il primario e dispone l’imputazione per il pediatra ###
Niente processo per il primario di pediatria M.S. mentre dovrà essere approfondita in sede processuale la posizione del pediatra S.G. È quanto ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona, Emanuele Lucchini, sul caso della bambina di due anni ricoverata in terapia intensiva dopo un accesso all’ospedale di Sulmona.
La vicenda risale all’aprile 2025, quando la piccola, era stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale peligno in codice verde. Dopo la consulenza pediatrica, era stata dimessa nella stessa serata con diagnosi di faringite acuta, coliche gassose e dermatite da pannolino.
Poche ore più tardi, la bambina era stata portata all’ospedale dell’Aquila, dove era stata ricoverata anche in terapia intensiva pediatrica, secondo quanto emerso, principalmente per ragioni logistiche. I sanitari avevano riscontrato vomito e diarrea persistenti, incapacità di alimentarsi per via orale, perdita di peso, condizioni cliniche compromesse e una grave acidosi metabolica.
I genitori avevano presentato denuncia ipotizzando lesioni colpose e sostenendo che la figlia fosse stata dimessa dall’ospedale di Sulmona senza adeguati approfondimenti diagnostici.
La Procura di Sulmona aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo non dimostrato il nesso causale tra la condotta dei sanitari e il successivo peggioramento delle condizioni della bambina. Secondo l’accusa, in presenza di possibili fattori alternativi, non sarebbe stato possibile affermare con sufficiente grado di certezza che eventuali omissioni avessero determinato l’evoluzione del quadro clinico.
La famiglia si era opposta alla richiesta di archiviazione. Il gip ha ora escluso responsabilità a carico del primario di pediatria, ritenendo che nella sua condotta non emergano profili di imperizia. Diversa, invece, la valutazione per l'altro medico indagato: il giudice ha ordinato alla Procura di formulare l’imputazione nei suoi confronti entro dieci giorni.
Nell’ordinanza, il gip sottolinea che la rappresentazione clinica della bambina appare difficilmente conciliabile sia con i sintomi di vomito e diarrea riferiti dalla madre già al momento dell’accesso a Sulmona, sia con il quadro riscontrato poche ore dopo all’Aquila.
«La stretta contiguità temporale tra la dimissione dall’Ospedale di Sulmona e il successivo accesso presso il presidio aquilano — scrive il giudice — non consente di ritenere, con la necessaria sicurezza, che il quadro patologico si sia integralmente sviluppato soltanto dopo la prima dimissione». Per questo, secondo il gip, dovrà essere verificato in processo se la patologia fosse già presente e riconoscibile durante la permanenza della bambina a Sulmona e se ulteriori accertamenti o un periodo di osservazione più lungo avrebbero potuto consentire un intervento tempestivo.
Il pediatra ora imputato si è detto sereno e pronto ad affrontare il procedimento.
«Ritengo la mia condotta assolutamente lineare e conforme ai protocolli medici e alla buona e diligente prassi sanitaria — ha dichiarato —. La bambina, quando è arrivata in ospedale, non accusava i sintomi comparsi successivamente. È stata tenuta in osservazione per circa un’ora senza che insorgessero complicanze e, di conseguenza, è stata dimessa con l’indicazione a una rivalutazione".
I due sanitari sono assistiti dall’avvocato Massimo Carugno.
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