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Atto incendiario in via L'Aquila: una vendetta per l'arresto. Ancora sospetti su un 42enne

· di Andrea
Atto incendiario in via L'Aquila: una vendetta per l'arresto. Ancora sospetti su un 42enne
Le vittime avevano ipotizzato uno scambio di vetture ma l'atto incendiario di via L'Aquila comincia ad assumere i contorni di una sospetta spedizione punitiva. Le attenzioni della procura della Repubblica di Sulmona si stanno concentrando su un 42enne di Sulmona, già indagato per l'altro incendio di una settimana prima, ossia in via Cornacchiola. Non è escluso che in via L'Aquila possa esserci dietro quell'auto bruciata la stessa mente e la stessa mano. Inizialmente si era pensato a un incidente o a un errore, come ipotizzato dagli stessi proprietari del veicolo, ma le indagini coordinate dalla procura e condotte dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Sulmona stanno rivelando un quadro ben diverso. La coppia albanese proprietaria della Fiat Panda , un tempo residente in piazza Tacito, condivideva la palazzina con il 42enne, già noto alle forze dell’ordine per un arresto nel 2024: durante un blitz della Guardia di Finanza era stato trovato in possesso di trenta piante di cannabis e di un grande laboratorio per la coltivazione. Secondo la procura, l’uomo avrebbe nutrito il sospetto che alcuni membri della comunità albanese avessero fornito informazioni alle autorità, contribuendo così al suo arresto. Episodi simili erano già accaduti: a settembre dello scorso anno, una vettura appartenente a un altro cittadino albanese era stata incendiata sempre in piazza Tacito. Il rogo del 2 giugno potrebbe non essere un semplice scambio di vetture, ma una vera e propria azione punitiva mirata. La notte del 2 giugno, intorno alle 00.53, i residenti di via L’Aquila sono stati svegliati dal bagliore e dall’esplosione delle fiamme che hanno avvolto la Panda. Grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco del distaccamento di Sulmona, il rogo è stato domato, evitando il propagarsi delle fiamme ad altri veicoli e alle attività commerciali vicine. La vettura incendiata, una volta sfrenata, aveva urtato il garage dei proprietari, aumentando il rischio di danni ben più gravi. I proprietari, ancora sotto shock, hanno escluso che l’incendio possa essere stato accidentale, confermando ai carabinieri che la macchina stava bruciando quando sono stati allertati dai vicini.
Al momento, il 42enne è l’unico sospettato le autorità stanno anche valutando un possibile collegamento con un altro incendio, avvenuto il 22 maggio in via Cornacchiola, dove erano andati distrutti un furgone e un’auto di proprietà di una coppia di imprenditori. Telecamere di sicurezza hanno ripreso il 42enne nelle vicinanze di via Cornacchiola, anche se finora non è emerso un legame diretto con le vittime di quel rogo. L’uomo potrebbe dunque aver agito come esecutore materiale in uno degli incendi e come ideatore ed esecutore nell’altro. Le indagini proseguono per fare piena luce su questi episodi e chiarire ogni dettaglio di questa inquietante vicenda.

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