Atti sessuali con bimba di nove anni. Rinchiuso in carcere amico di famiglia
· di Andrea

Violentata a nove anni, in carcere l'amico di famiglia. Cassazione respinge ricorso
Si aprono le porte del carcere per A.C., 62enne di Pescocostanzo, condannato a cinque anni di reclusione per atti sessuali nei confronti di una minorenne. I giudici capitolini hanno respinto il ricorso presentato dall'imputato, confermando la condanna a cinque anni inflitta dalla Corte d'Appello di Perugia nel dicembre dello scorso anno.
La decisione rende ora esecutiva la pena. Trattandosi di un reato ostativo, per il quale non è ammesso l'affidamento in prova nei termini previsti dalla legge, i carabinieri dalla compagna di Castel di Sangro hanno eseguito l'ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Sulmona e lo hanno rinchiuso in carcere.
La vicenda giudiziaria affonda le sue radici in una storia iniziata quando la vittima era ancora bambina. Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, il 62enne avrebbe approfittato del rapporto di amicizia che lo legava alla famiglia della minore: all'epoca era infatti il compagno della migliore amica della madre.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2011 e il 2013. La ragazza, oggi maggiorenne, aveva raccontato nell'interrogatorio protetto quanto sarebbe accaduto in quegli anni, descrivendo una serie di comportamenti e attenzioni a sfondo sessuale che, secondo la sua ricostruzione, sarebbero iniziati quando aveva appena nove anni.
Nel racconto della giovane erano comparsi baci e abbracci non desiderati, attenzioni verso le parti intime, telefonate a sfondo erotico e altri comportamenti che la minore aveva vissuto come pressioni e molestie. Secondo l'accusa, ci sarebbero state anche ricariche telefoniche utilizzate per ottenere il suo silenzio e riferimenti alle possibili conseguenze che la rivelazione della vicenda avrebbe avuto sui rapporti familiari.
Dopo circa due anni, la ragazza aveva deciso di parlare. Prima con i genitori, quindi con persone vicine alla famiglia e infine con la squadra anticrimine del commissariato di polizia all'epoca diretta dal commissario Daniele L'Erario. Da quelle dichiarazioni era partita l'attività investigativa che aveva portato l'uomo davanti ai giudici.
Nel primo grado di giudizio, il tribunale di Sulmona aveva escluso l'accusa di corruzione di minorenne, ritenendo però l'imputato responsabile di atti sessuali nei confronti di una minorenne. La condanna era stata fissata in cinque anni di reclusione, oltre alle pene accessorie e al risarcimento della parte civile, da determinare in separata sede.
La sentenza era stata successivamente confermata dalla Corte d'Appello di Perugia nel dicembre scorso. Ora anche l'ultimo ricorso non ha modificato il verdetto: per il 62enne dunque, si apre la fase dell'esecuzione della pena.
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