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Ansia per il Morrone. Ma s'ignora la prevenzione

· di Andrea
Ansia per il Morrone. Ma s'ignora la prevenzione
L'emergenza incendi che da Roccacasale sta risalendo verso la Valle Peligna e Popoli Terme sta mettendo di nuovo a nudo tutte le fragilità di un sistema che lavora solo sull'emergenza e mai sulla prevenzione. Mentre il fuoco avanza sui fianchi delle nostre montagne, la realtà sul campo parla chiaro: Mezzi aerei insufficienti e in affanno: I Canadair a disposizione sono pochi, spesso datati e sottoposti a ritmi di manutenzione serrati. Quando si sviluppano più focolai contemporaneamente, la flotta aerea va in saturazione immediata, lasciando i territori a rincorrere le fiamme. Boschi abbandonati: L'assenza di una gestione attiva del territorio e la fine delle attività pastorali tradizionali hanno trasformato le nostre montagne in immense riserve di combustibile secco, prive di fasce tagliafuoco o pulizia del sottobosco. Frammentazione burocratica: Tra competenze regionali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Carabinieri Forestali, la catena di comando soffre spesso di inghippi organizzativi che rallentano le prime fasi di intervento, quelle fondamentali per bloccare un rogo prima che diventi incontrollabile. Serve un cambio di rotta radicale: non possiamo continuare a sperare solo nel vento o nell'eroismo dei soccorritori da terra. La protezione del territorio si fa d'inverno con la pulizia dei boschi, il ripristino dei sentieri per i mezzi terrestri, la tecnologia di avvistamento precoce (droni e sensori) e una flotta antincendio adeguata alla portata di queste estati.
Un pensiero va a tutte le squadre e ai volontari impegnati in queste ore a difesa dei nostri paesi. La montagna non si protegge spegnendo i roghi, ma evitando che si sviluppino.

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