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«Andremo a vivere insieme»: inganna 66enne le spilla 25 mila euro. Patteggia finto imprenditore

· di Andrea
«Andremo a vivere insieme»: inganna 66enne le spilla 25 mila euro. Patteggia finto imprenditore
Avrebbe costruito una relazione virtuale presentandosi come un imprenditore straniero e prospettando un futuro comune. Poi sarebbero arrivate richieste di denaro motivate da presunte emergenze personali e lavorative. La truffa da 25 mila euro arriva sul tavolo del giudice pre dibattimentale Maria Sole Aiudi. Sul banco degli imputati c'è Maxwell Oboh, 40enne di origine nigeriana, chiamato a rispondere di truffa aggravata nei confronti di una 66enne di Sulmona. L'uomo ha scelto di patteggiare la pena anche se la sentenza arriverà a gennaio poiché la Procura si appresta ad aggravare il capo d'imputazione. L’accusa ricostruisce una storia iniziata nel 2020 attraverso una piattaforma di messaggistica. L’imputato avrebbe utilizzato un profilo riconducibile a un’identità diversa dalla propria, presentandosi come un imprenditore straniero impegnato in attività commerciali internazionali. Il rapporto, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, si sarebbe sviluppato gradualmente attraverso conversazioni frequenti, messaggi personali e dichiarazioni di affetto. L’uomo avrebbe raccontato alla donna di avere alle spalle una storia difficile e di essere intenzionato a trasferirsi in Italia per iniziare una nuova vita. Tra le frasi che gli vengono attribuite ci sarebbero promesse relative a un futuro insieme. In particolare, l’imputato avrebbe prospettato la possibilità di andare a vivere in Italia con la donna, costruendo una relazione stabile e condividendo un progetto di vita. Espressioni come «andremo a vivere insieme» e riferimenti a un’imminente riunione della coppia avrebbero contribuito, secondo l’accusa, a rafforzare il rapporto di fiducia. La Procura sostiene che il legame affettivo sarebbe stato utilizzato per ottenere somme di denaro. Dopo una prima fase caratterizzata da messaggi personali prima su Messanger e poi sul whatsapp, sarebbero infatti iniziate le richieste economiche, presentate come necessarie per affrontare difficoltà temporanee. In un primo momento, l’imputato avrebbe parlato di problemi legati a un appalto in Nigeria e di ostacoli nell’ambito di alcune attività commerciali. Successivamente avrebbe riferito di presunte difficoltà doganali e della necessità di pagare somme urgenti per sbloccare merce o concludere operazioni già avviate. Secondo l’impostazione accusatoria, le richieste sarebbero state accompagnate dalla promessa che il denaro sarebbe stato restituito non appena risolti i problemi finanziari e commerciali. L’imputato avrebbe infatti sostenuto di possedere risorse economiche e di trovarsi soltanto in una situazione momentanea di difficoltà. Con il passare del tempo, le richieste sarebbero diventate più frequenti e avrebbero riguardato anche presunte emergenze personali. In alcune conversazioni, sempre secondo quanto riportato negli atti, l’uomo avrebbe raccontato di trovarsi in situazioni di pericolo o di avere bisogno immediato di denaro per evitare gravi conseguenze. L’accusa ritiene che tali racconti, uniti alle promesse sentimentali e al progetto di una futura convivenza, avrebbero avuto la funzione di esercitare una pressione emotiva sulla donna e di convincerla a effettuare ulteriori versamenti. La persona offesa avrebbe quindi eseguito diverse ricariche e trasferimenti di denaro attraverso strumenti elettronici di pagamento. La somma complessiva indicata nella documentazione depositata supererebbe i 25 mila euro. Gli investigatori hanno esaminato le conversazioni intercorse tra i due, le modalità dei pagamenti e la documentazione bancaria acquisita dopo la denuncia. Per la Procura, l’imputato avrebbe utilizzato un’identità non corrispondente alla realtà, artifici e raggiri per ottenere un ingiusto profitto.
Nel procedimento viene contestata l’aggravante legata alla particolare vulnerabilità della persona coinvolta e alla presunta reiterazione delle richieste.

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