Abusi edilizi per otto ville: maxi blitz in via Pola. Nei guai sei tecnici
· di Andrea

Blitz della polizia provinciale in via Pola per la realizzazione di nuove costruzioni residenziali. Si tratta di otto ville finite nel mirino della magistratura per gli abusi edilizi. L'operazione ha portato il sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona Edoardo Mariotti a iscrivere sul registro degli indagati sei persone tra progettisti, direttori dei lavori e imprese esecutrici. Al centro dell’ipotesi accusatoria vi sono una serie di titoli edilizi rilasciati tra il 2018 e il 2022 e la loro presunta incompatibilità con la disciplina urbanistica vigente nell’area. Secondo quanto riportato negli atti, l’area interessata sarebbe stata sottoposta a un vincolo conformativo di inedificabilità. La contestazione riguarda in particolare la realizzazione di nuovi edifici residenziali in un’area indicata dagli atti come zona di rispetto ambientale. Gli interventi sarebbero stati autorizzati attraverso diversi permessi di costruire e, successivamente, mediante una SCIA alternativa al permesso di costruire. Uno degli aspetti evidenziati riguarda la distanza degli edifici dalla viabilità. Secondo la ricostruzione contestata, le costruzioni sarebbero state realizzate oltre i 100 metri indicati dalla disciplina richiamata nell’imputazione. L’area risulta compresa tra via Pola, la strada statale 17 e via dei Frentani. Dagli accertamenti risulta che soltanto rispetto a via dei Frentani alcuni fabbricati rispetterebbero la distanza prevista dalla normativa, mentre gli altri sarebbero collocati a distanze superiori. Via Pola, inoltre, viene indicata come strada individuata per l’allaccio alle urbanizzazioni primarie. Un ulteriore elemento indicato nella contestazione riguarda il frazionamento dell’area. Già durante la fase istruttoria relativa al primo permesso di costruire, secondo gli atti, le due originarie particelle sarebbero state frazionate in 13 particelle o lotti. La Procura contesta inoltre che gli interventi siano stati formalmente qualificati come ristrutturazione edilizia, pur presentando, secondo l’ipotesi accusatoria, caratteristiche riconducibili alla realizzazione di nuove costruzioni. Sempre secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, gli interventi non sarebbero stati finalizzati al recupero di fabbricati preesistenti dei quali fosse conservata una traccia effettiva. Viene invece contestata la demolizione di manufatti presenti in altre aree e la successiva realizzazione di otto immobili residenziali, con caratteristiche diverse per area di sedime e sagoma. Particolare rilievo viene attribuito anche all’aumento di volumetria del 35 per cento, ottenuto attraverso premialità calcolate sul volume degli immobili demoliti o da demolire. Secondo l’impostazione accusatoria, tale meccanismo avrebbe contribuito alla realizzazione di nuovi volumi edilizi in un’area interessata dal vincolo di inedificabilità.
La vicenda quindi non soltanto la conformità materiale degli edifici realizzati, ma anche la qualificazione urbanistica degli interventi e la legittimità dei titoli edilizi attraverso i quali le opere sono state autorizzate. I sei tutti, tutti tecnici, respingono le accuse e contano di chiarire la propria posizione nel corso delle indagini preliminari
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